Prima dell’avvio dell’era spaziale (1957) l’unica forma di popolamento dello spazio era costituita dal naturale flusso di micro meteoriti provenienti dallo spazio profondo.

Quantità
Si stima che la popolazione in orbita terrestre di oggetti di origine artificiale di più piccole dimensioni, pertanto non tracciabili, sia la seguente(*):

oggetti maggiori di 10 cm, circa 20.000
oggetti maggiori di 1 cm, circa 700.000 oggetti (**)
oggetti maggiori di 1 mm, circa 170 milioni di oggetti

(*) la misurazione in centimetri si riferisce al diametro equivalente
(*) Per i costruttori di satelliti i detriti più pericolosi per i veicoli spaziali in orbita sono quelli con dimensioni comprese tra 5 e 15 mm.

Rischi
A causa delle velocità orbitali relative, che possono arrivare a superare i 50 mila chilometri all’ora, un detrito di 1 centimetro può seriamente danneggiare o disabilitare un veicolo spaziale operativo, mentre in caso di collisioni con oggetti più grandi di 10 cm diventano possibili catastrofiche rotture, capaci di produrre nuvole di detriti pericolosi, in grado cioè di causare ulteriori collisioni catastrofiche, innescando una sorta di reazione a catena in alcune regioni orbitali (la cosiddetta “sindrome di Kessler”, dal nome del ricercatore della NASA Donald Kessler che evidenziò il problema alla fine degli anni ’70 del secolo scorso).

Mitigazioni e Rimedi
Le misure di attenuazione dei detriti spaziali, se correttamente attuate da parte dei progettisti di veicoli spaziali e degli operatori di missione, possono ridurre il tasso di crescita della popolazione detritica. La rimozione attiva di detriti già in orbita, in particolare grossi stadi e satelliti abbandonati nelle orbite più affollate, sembra tuttavia l’unica misura capace di invertire l'attuale fase di aumento dei detriti.

Attori Internazionali
Per migliorare la nostra comprensione dell'ambiente spaziale, valutare i rischi connessi, mitigare la sua crescita e controllare la sua stabilità, una moltitudine di discipline tecniche è oggi sempre maggiormente richiesta, quale quella del comitato IADC.

Con la sua risoluzione 62/217, l’Assemblea Generale dell’ONU ha approvato il documento di “Space Debris Mitigation Guidelines” del Comitato sull’Uso Pacifico dello Spazio (a seguito di una proposta dello IADC del 2003), ha concordato circa l’uso volontario delle line guida per la mitigazione dei detriti spaziali, ha considerato le relative pratiche esistenti già sviluppate da un certo numero di organizzazioni nazionali e internazionali, e ha invitato i suoi Stati Membri ad implementare tali linee guida attraverso opportuni meccanismi nazionali.

Dal 4 Ottobre 1957, oltre 4.900 lanci spaziali hanno portato, come evidente nel grafico dell’USA Space Surveillance Network, ad una popolazione in orbita oggi di oltre 17.000 oggetti tracciabili, con dimensioni superiori a 10 cm (diametro equivalente).

Di questi oggetti:

- circa 1.000 sono veicoli spaziali operativi
- il restante 94% è costituito da detriti spaziali, vale a dire gli oggetti che non hanno più alcuna utilità
- circa il 64% degli oggetti tracciati di routine sono frammenti appartenuti a 250 sistemi spaziali che hanno subito frammentazioni in orbita, soprattutto a causa di improvvise esplosioni e poi per collisioni tra satelliti o sistemi di lancio.

Secondo le autorevoli stime del comitato di coordinamento inter-agenzie spaziali sulla ricerca nel campo dei detriti spaziali (IADC) presentate a Febbraio 2013 al comitato ONU sull’uso pacifico dello spazio (UN COPUOS), l'evoluzione della popolazione detritica a lungo termineè divenuta instabile per via del fenomeno dell’auto-alimentazione da impatti in orbita, nonostante l’adozione da parte del UN GA di New York nel 2008 con la risoluzione ONU n. 62/217 delle linee guida sulle misure di mitigazione dell'inquinamento spaziale (UN Space Debris Mitigation Guidelines).

Quanto sopra rappresenta un rischio per una continua colonizzazione dello spazio circumpetterstre perché l'ambiente spaziale si sta modificando in modo tale da non renderlo più sfruttabile commercialmente nel lungo termine.

Inter-Agency Space Debris Coordination Committee

‣ Ultime Notizie

GIOVEDÌ 26 MARZO 2026

test ‣

Test

MARTEDÌ 24 MARZO 2026

Avanzano le attività del Task 1100.2, dedicate all’avanzamento del Technology Readiness Level dei “core payload” ‣

ASI - Agenzia Spaziale Italiana

Il WP-1100 di EMM è dedicato al management scientifico del progetto. Nell’ambito del Task 1100.2, di propria competenza, ASI ha predisposto e avviato attività finalizzate all’innalzamento del Technology Readiness Level (TRL) dei “core payload” (P/Ls) dell’infrastruttura lunare LAORIE, sviluppata nel WP-1330 di EMM.

Il 16 marzo si è conclusa con successo la prima review del contratto “Innalzamento del Livello Tecnologico degli Strumenti Scientifici del progetto Earth-Moon-Mars (EMM) – Lotto 3: Payload LETO” (CUP C53C22000870006; CIG A020D9BF1B), stipulato tra ASI e Thales Alenia Space Italia S.p.a. Il contratto riguarda la progettazione e realizzazione di dimostratori relativi ad alcune delle principali tecnologie critiche dello strumento Lunar Earth Temperature Observatory (LETO). LETO, ideato da CNR-INO — che ne ha realizzato un modello di banco ottico nell’ambito del WP-1420 — è uno spettro-radiometro infrarosso destinato al monitoraggio continuo della temperatura terrestre osservata dalla Luna. La conclusione positiva della prima review segna il completamento della fase progettuale finanziata con fondi PNRR di EMM, dedicata allo sviluppo dei dimostratori. Il contratto proseguirà ora con una seconda fase, finalizzata alla loro realizzazione, finanziata da ASI mediante una diversa fonte, garantendo così la continuità e la sostenibilità dell’investimento avviato con EMM.

Parallelamente, il 13 marzo è stato sottoscritto il contratto tra ASI e il RTI composto da Thales Alenia Space Italia S.p.a., Microchannel Devices S.r.l. e Kirana S.r.l. per l’attività “Innalzamento del livello tecnologico degli strumenti scientifici del progetto Earth-Moon-Mars (EMM): Payload Lunar Electromagnetic Monitor in X-rays (LEM-X)” (CUP C53C22000870006; CIG B7BC56C4CC). L’attività, avviata anticipatamente il 19 dicembre u.s. ai sensi dell’art. 17, commi 8 e 9 del d.lgs. n. 36/2023, è finalizzata alla progettazione e realizzazione di dimostratori per LEM-X. LEM-X è un all-sky monitor modulare per raggi X, basato sulla tecnica della maschera codificata, ideato da INAF-IAPS, che ne ha sviluppato il detector nell’ambito del WP-1410 di EMM. Le attività contrattuali sono concentrate sull’ottimizzazione dei processi di realizzazione della maschera codificata in tungsteno e sulla progettazione e sviluppo di modelli ingegneristici della maschera stessa, della struttura meccanica dello strumento, dello schermo protettivo contro i micrometeoriti e dell’elettronica di back-end. Anche questo contratto è articolato in due fasi: una prima fase, finanziata con fondi PNRR di EMM, con conclusione prevista entro aprile 2025; una seconda fase, che si estenderà fino ad agosto 2027, finanziata tramite ulteriori risorse messe a disposizione da ASI.

MERCOLEDÌ 11 MARZO 2026

Rinnovata la convenzione tra la Polizia di Stato e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) per la prevenzione e il contrasto dei crimini informatici ‣

La convenzione consolida il percorso di strutturata collaborazione avviato nel 2023 MORE...

LUNEDÌ 09 MARZO 2026

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