ORION-2 studierà gli effetti dell’ambiente spaziale sulla funzionalità cellulare e molecolare delle cellule ovariche in microgravità

18 Maggio 2026

Venerdì scorso, 15 maggio, alle ore 18:05 è stato lanciato il vettore cargo Spx-34 contenente anche l’esperimento ORION-2 del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Roma “La Sapienza”. L’esperimento è contenuto all’interno di un mini-laboratorio progettato e realizzato dall’azienda ALI S.p.a. ed è stato integrato presso i laboratori della Space Station Processing Facility (SSPF) del Kennedy Space Center della NASA a Cape Canaveral. L’esperimento è stato caricato a bordo della ISS in circa 48 ore per poi essere attivato ed operato per 7 giorni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

L’obiettivo dell’esperimento è quello di studiare il comportamento di due tipi diversi di cellule ovariche bovine in co-cultura. Queste cellule sono essenziali per assicurare il controllo endocrino e la funzione riproduttiva dei follicoli ovarici e verrà studiata la loro interazione in condizioni di microgravità con e senza mio-inositolo, uno zucchero con potenziale funzione protettiva dei processi di sintesi degli ormoni steroide. L’interesse scientifico dell’esperimento è motivato dalla opportunità di approfondire genesi e sviluppo del processo riproduttivo in assenza di gravità, aspetto per il quale esiste una scarsa letteratura e che le maggiori agenzie spaziali ritengono di interesse per le future prospettive dell’esplorazione e abitabilità umana dello spazio. Gli studi svolti nel contesto della biomedicina spaziale si collocano sulla frontiera della medicina innovativa e si riveleranno fondamentali non solo per assicurare la salute degli astronauti, ma altresì per far progredire discipline emergenti, come la systems biology e la medicina personalizzata.

La collaborazione bilaterale ASI - NASA per l’utilizzo della Stazione Spaziale Internazionale rende possibile il raggiungimento di obiettivi e risultati scientifici importanti non solo per il progresso della ricerca scientifica e la crescita delle competenze tecnologiche nazionali, ma anche per le opportunità fornite alla comunità spaziale internazionale atte a produrre le conoscenze e le tecnologie necessarie per rendere possibile l’esplorazione e la presenza umana in missioni nello spazio profondo.

In alto: il team dell'esperimento 

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