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Prossima fermata per un’alimentazione sana e sostenibile: Stazione Spaziale

La verdura fresca dona sempre colore e sapore alle nostre tavole, e fin da bambini ci insegnano quanto sia fondamentale per la nostra salute.  Insalata, carote, pomodori, cipolle contengono vitamine e micronutrienti indispensabili a mantenere il corpo in forze, aiutandolo a combattere invecchiamento e infezioni. Perché dovrebbe essere diverso sulla Stazione Spaziale Internazionale? In assenza di peso, ed esposti a maggiori dosi di radiazioni cosmiche, il sistema immunitario e il corpo dell’astronauta sono ancora più bisognosi di tale supporto. Come abbiamo imparato dall’esperienza di Samantha, la qualità del cibo spaziale è in continuo miglioramento, grazie ad un avanzamento delle tecniche di conservazione e a una più ampia varietà. Ad oggi si possono realizzare ingredienti che conservano le loro proprietà nutritive fino a 24 mesi! Ma non dimentichiamo che il cibo conservato comporta la necessità di continui e costosi rifornimenti da Terra. E soprattutto… niente insalata coi pomodori! Per permettere agli astronauti di guadagnare maggiore indipendenza e salute, e permettere l’esplorazione dello spazio più profondo, il passo successivo è quindi la coltivazione di verdura in orbita. Crescere piante in ambiente confinato permetterebbe anche, tra altri vantaggi, di riciclare con facilità l’anidride carbonica prodotta in preziosissimo ossigeno.

La strada verso una produzione di cibo sostenibile nello spazio è tutt’altro che semplice, e deve superare prove di sviluppo graduali, facendo uso dei mezzi di sperimentazione via via disponibili. Ad oggi si è già dimostrato che è possibile crescere piante nello spazio e in assenza di peso. Gli esperimenti in questo senso procedono dagli anni ’70: dai primi passi sulla base russa Salyut, seguiti da molteplici dimostrazioni su Mir, Space Shuttle e ISS. In questi giorni, grazie all’esperimento Veggie, al quale ha collaborato anche Samantha, la NASA sta verificando che della lattuga prodotta sulla ISS sia sicura per il consumo e nutriente (http://www.nasa.gov/mission_pages/station/research/experiments/383.html ).

Fiduciosi del risultato, come ci ha già raccontato Cesare Lobascio di Thales Alenia Space in queste pagine,  a Torino stiamo sviluppando il sistema EDEN che, progettato con gli stessi criteri base del futuro sistema per microgravità,  verrà testato in Antartide per validare la sua capacità di produrre in modo efficiente piante commestibili e sane (http://avamposto42.esa.int/blog/il-giardino-delleden-dallantartide-alla-stazione-spaziale/). In parallelo già lavoriamo al passo successivo: un progetto commissionato dall’ESA di un precursore di unità di produzione di cibo in orbita. Tale sistema, chiamato PFPU, permetterà la crescita di tuberi quali la patata e la patata dolce, alimenti molto energetici.  L’attività si inquadra nell’ambito di MELiSSA (Micro Ecological Life Support System Alternative), un grande progetto europeo che ha l’obiettivo finale di creare un sistema biorigenerativo sostenibile, ovvero un piccolo ecosistema “trasportabile” nel cosmo e utilizzabile per riciclare e rigenerare le risorse vitali per gli astronauti, ovunque essi siano. Gli obiettivi scientifici e tecnologici sono molteplici, ma la strada da percorrere è ormai delineata. La sostenibilità è la chiave per l’esplorazione di nuove frontiere. E certamente l’essenzialità imposta dai viaggi spaziali consegna molti insegnamenti anche a noi… terrestri.