La sonda PLATO dell’ESA ha completato una serie di test fondamentali all’interno della Maxwell Test Chamber presso l’European Space Research and Technology Centre (ESTEC), dimostrando che la sua strumentazione elettronica è idonea al funzionamento nello spazio.
L’immagine in apertura ritrae la sonda all’interno della camera di test. L’ambiente è dotato di pareti, pavimento e soffitto costituito da materiali metallici conduttivi che formano una gabbia di Faraday e isolano completamente PLATO dalle interferenze esterne. In aggiunta, l’interno è rivestito di materiali (a forma di piramide nella foto) progettati per ridurre al minimo la riflessione delle onde elettromagnetiche e per l’assorbimento dei suoni, in modo da poter simulare il più possibile le condizioni proprie del vuoto nello Spazio.
Una volta sigillata la camera, i tecnici hanno acceso la strumentazione elettronica di PLATO: sono stati condotti una serie di test - così detti di compatibilità elettromagnetica - volti a garantire che gli strumenti e i moduli del satellite non interferissero tra loro, né con i sistemi di comunicazione, generando un effetto di “crosstalk”, assolutamente da evitare.
Nel vuoto estremo dello spazio, l'elettronica di un veicolo spaziale può comportarsi diversamente rispetto a quanto osservato nei laboratori a terra. Senza verifiche adeguate, un comportamento anomalo potrebbe portare a conseguenze impreviste, compromettendo gli obiettivi della missione o danneggiando la strumentazione stessa.
Grazie ai test condotti presso l’ESTEC, gli ingegneri hanno verificato che i numerosi sistemi elettronici di PLATO possono funzionare insieme nello spazio senza interferenze – in altri termini, sono “elettromagneticamente compatibili”.
«Con il termine dei test di compatibilità elettromagnetica, si è conclusa l’estesa campagna di esami volti a verificare il comportamento del satellite PLATO nell'ambiente spaziale dove si dedicherà alla ricerca di esopianeti. – riferisce Mario Cosmo, Direttore Scienza e Innovazione dell’ASI.
I primi test ambientali si sono svolti a gennaio con le verifiche delle performance meccaniche (test di vibrazioni e acustica); successivamente la sonda ha trascorso un mese all'interno del Large Space Simulator per le verifiche nel vuoto e ai range di temperature estreme a cui il satellite sarà sottoposto nell’orbita finale.
«Anche questo test - ha concluso Cosmo - ha dimostrato la bontà della progettazione e della realizzazione di ogni componente di un sistema tanto complesso. Il lavoro non è concluso; si continua con i test di simulazione degli scenari di missione, in maniera da prevedere e verificare, per quanto possibile, ogni singolo aspetto operativo prima del lancio».
Il lancio è attualmente previsto a marzo del prossimo anno, a bordo del razzo Ariane 6.
PLATO (PLAnetary Transits and Oscillations of stars) ha l’obiettivo primario di ricercare esopianeti di tipo terrestre in orbite che si estendono fino alla zona abitabile di stelle simili al Sole.
La strumentazione scientifica di Plato, costituita da 26 telecamere e dalle relative unità elettroniche di controllo, è fornita attraverso una collaborazione tra l’ESA e il Plato Mission Consortium, composto da vari centri di ricerca, istituti e industrie europee.
L’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Nazionale di Astrofisica sono tra i principali contributori della missione. ASI ha finanziato e gestito, con il supporto scientifico del team INAF, le attività industriali per la realizzazione dei 26 telescopi (industrie coinvolte: Leonardo e MediaLario) e del computer di bordo (denominato Instrument Control Unit – ICU – costruito da Kayser Italia); inoltre, la consegna all’ESA delle 26 camere, cioè dell’insieme di telescopio, rivelatori ed elettronica da montare sul satellite, è stata diretta responsabilità di INAF, con il supporto finanziario dell’ASI. Importante anche la partecipazione italiana al segmento di terra della missione: l’Università di Padova ha responsabilità scientifica del PLATO Input Catalogue (PIC), cioè dei campi stellari che saranno osservati dal satellite in orbita, realizzato in collaborazione con lo Space Science Data Center (SSDC) di ASI.
Il veicolo spaziale è costruito e assemblato dal Plato Core Team industriale, guidato da OHB insieme a Thales Alenia Space e Beyond Gravity.




