Il 26 marzo Solar Orbiter ha completato un’altra fase cruciale della sua missione: il perielio, il punto di massimo avvicinamento al Sole

25 Marzo 2022

Solar Orbiter ha realizzato una carrellata di scatti del Sole lo scorso 7 marzo. Le immagini sono state acquisite dagli strumenti Extreme Ultraviolet Imager (Eui) e Spectral Imaging of the Coronal Environment (Spice) quando Solar Orbiter si trovava a una distanza di circa 75 milioni di chilometri, a metà strada tra la Terra e il Sole. 

Nel dettaglio Eui è in grado di scattare foto con una risoluzione spaziale così elevata che, a quella distanza ravvicinata, è necessario comporre un mosaico di 25 singole immagini per coprire l’intero Sole. La foto completa è stata catturata in un periodo di oltre quattro ore perché ogni scatto ha richiesto circa 10 minuti, compreso il tempo necessario al veicolo spaziale per puntare da un’area all’altra. L’immagine finale contiene in totale più di 83 milioni di pixel in una griglia di 9148 x 9112 pixel.

Eui osserva il Sole a una lunghezza d’onda di 17 nanometri, nella regione ultravioletta dello spettro elettromagnetico. Questa particolare caratteristica rivela l’atmosfera superiore del Sole, la corona, che ha una temperatura di circa un milione di gradi Celsius. I dettagli visibili della corona solare sono estremamente precisi: a ore 2 e a ore 8 del quadrante dell’immagine è possibile osservare il plasma emesso nello spazio, fenomeno che può causare tempeste elettromagnetiche in grado di compromettere le attività spaziali e terrestri.

Spice è progettato per tracciare gli strati nell’atmosfera solare dalla corona fino alla cromosfera, avvicinandosi alla superficie. Nella sequenza di immagini Spice (video in basso) il viola corrisponde all’idrogeno gassoso a una temperatura di 10.000°C, il blu al carbonio a 32.000°C, il verde all’ossigeno a 320.000°C, il giallo al neon a 630.000°C.

Il 26 marzo Solar Orbiter ha completato un’altra fase cruciale della sua missione: il perielio, il punto di massimo avvicinamento al Sole. Ora, il veicolo spaziale si trova all’interno dell’orbita di Mercurio e sta catturando le immagini del Sole con la più alta risoluzione possibile. La sonda sta anche registrando dati sul vento solare che fluisce verso l’esterno dal Sole. E questo è solo l’inizio. Nei prossimi anni Solar Orbiter volerà ripetutamente vicino al Sole per visualizzare le regioni polari non osservate in precedenza. 

«Solar Orbiter è transitata a poco meno di 50 milioni di km dal Sole, una distanza pari a circa un terzo della distanza Terra-Sole – afferma Marco Stangalini Asi Project Scientist dello strumento Metis –  è la prima volta che si è in grado di riprendere immagini del Sole da una distanza così ravvicinata. Solar Orbiter è dotato di una suite completa di strumenti di remote sensing in grado di osservare simultaneamente diversi strati dell’atmosfera solare, fornendo quindi informazioni preziose per la comprensione dei fenomeni dinamici dell’atmosfera stessa e come questi governino le condizioni fisiche dello spazio interplanetario».

«Contemporaneamente, anche i quattro strumenti in-situ saranno operativi e potranno misurare le caratteristiche del plasma intorno al satellite - continua Denise Perrone, Asi Project Scientist dello strumento Swa -  l’uso combinato di questi 10 strumenti renderà possibile finalmente una connessione dalla sorgente del vento solare all’eliosfera interna, facendo luce sui meccanismi che regolano l’espansione di questo sistema così complesso».

Lanciata il 10 febbraio 2020, la sonda Esa Solar Orbiter effettuerà misurazioni approfondite grazie a una suite composta da 10 strumenti. Tra questi figura il coronografo Metis, realizzato dall’Agenzia Spaziale Italiana in collaborazione con l’Inaf e il Cnr, diverse università italiane e istituti di ricerca sparsi in tutto il mondo; inoltre, vi sono la Dpu (Data Processing Unit) di Swa (Solar Wind Analyser) e il software di Stix (Spectrometer/Telescope for Imaging X-rays) rilevatore di raggi X.

Crediti foto in apertura: Esa 

Crediti video: Esa & Nasa/Solar Orbiter/Spice team; Data processing: G. Pelouze (Ias)

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