La ricerca spaziale offre nuove informazioni su come il corpo umano reagisce alla microgravità nell’ambito di Drain Brain 2.0, progetto dell’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) realizzato in collaborazione con l’Università degli Studi di Ferrara (Unife).
Con il progetto Drain Brain 2.0 è stato sviluppato un nuovo sistema pletismografico progettato per essere utilizzato in orbita e capace di registrare il polso venoso giugulare. La novità non riguarda soltanto lo strumento utilizzato nello Spazio. A Terra, i ricercatori hanno sviluppato e sperimentato una tecnica basata sull’intelligenza artificiale che permette di analizzare in tempo reale brevi videoclip ecografici e ricavare automaticamente il polso venoso giugulare.
Si tratta di un importante avanzamento rispetto alle tecniche utilizzate finora nello Spazio, dove l’ecografia dei vasi del collo veniva effettuata attraverso singole immagini, senza la possibilità di misurarne la pulsatilità nel corso del tempo.
«La possibilità di monitorare in tempo reale la salute cardiovascolare degli astronauti è di fondamentale importanza per le missioni di lunga durata oltre la bassa orbita terrestre, nelle quali l’equipaggio dovrà avere grande autonomia nella gestione delle condizioni mediche - afferma Silvia Mari, responsabile del progetto per ASI. “Per questo i risultati ottenuti con Drain Brain 2.0 sono molto interessanti, ma richiedono di essere validati su una più ampia popolazione per poter considerare il sistema sviluppato da Unife un dispositivo di monitoraggio della salute per l’utilizzo di routine nelle missioni spaziali- aggiunge Mari.
Una tecnologia nata per affrontare le sfide della medicina spaziale potrebbe quindi avere applicazioni anche sulla Terra. È un esempio concreto di come la ricerca spaziale possa generare innovazione con possibili ricadute sulla salute dei cittadini, trasformando strumenti pensati per monitorare gli astronauti in condizioni estreme e ostili in soluzioni che potrebbero trovare applicazione anche nella medicina terrestre.
Sono in corso le ultime elaborazioni dei dati delle tracce pletismografiche, in vista della pubblicazione dei risultati scientifici. Drain Brain 2.0 mostra così come la ricerca spaziale possa contribuire non solo a comprendere meglio la risposta del corpo umano alla microgravità, ma anche a sviluppare tecnologie con possibili applicazioni sulla Terra.



