PROMETEO ha l’obiettivo di studiare contromisure allo stress ossidativo causato da microgravità e radiazioni ionizzanti

10 Novembre 2022

Con l’attracco del vettore NG-18 alla Stazione Spaziale Internazionale, avvenuto nella giornata del 9/11/22, l’esperimento PROMETEO è ora in orbita, e questa mattina l’astronauta Cassada ha inserito all’interno dell’incubatore KUBIK di ESA le unità sperimentali contenenti i campioni biologici ed i reagenti necessari. I campioni resteranno nell’incubatore per 4 giorni, al termine dei quali saranno inseriti nel MELFI, un frigorifero che manterrà la loro temperatura a -90° consentendone la conservazione prima del rientro a terra.

L’esperimento faceva originariamente parte del pacchetto di esperimenti ASI pensato per la missione MINERVA, ma a causa dei ritardi del lanciatore, è stato possibile portarlo in orbita solo a valle del rientro di Samantha Cristoforetti.

Il Principal Investigator dell’esperimento è Gianni Ciofani, coadiuvato da Giada Genchi, Alessio Carmignani e Melike Belenli dell’Istituto Italiano di Tecnologia. L’hardware sperimentale è stato sviluppato dalla Kayser Italia, di Livorno. Il team si è avvalso del supporto di ALTEC durante lo sviluppo dell’esperimento e in fase di integrazione presso il sito di lancio.

PROMETEO ha l’obiettivo di studiare contromisure allo stress ossidativo causato da microgravità e radiazioni ionizzanti. Lo stress ossidativo può causare diverse malattie neurodegenerative come il Parkinson, sia sullo spazio che a terra. Di conseguenza, la scienza legata all’esperimento potrà in futuro garantire agli astronauti una maggiore protezione, soprattutto in vista di missioni di lunga durata come quelle verso la Luna e Marte. Inoltre le contromisure individuate potranno migliorare la vita dei pazienti a terra affetti dalle patologie neurodegenerative.

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