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Le prime immagini di SMOS

Arrivano i risultati del satellite dell’ESA dedicato allo studio del clima lanciato il due novembre scorso

24 Febbraio 2010

Dopo neppure quattro mesi in orbita sono già disponibili le prime immagini “calibrate” di SMOS. Il piccolo satellite ESA, lanciato dalla base russa di Plesetsk alle 2:50 del mattino del 2 novembre scorso, è il secondo (dopo GOCE) del progetto europeo “Living Planet Programme” e si sta dimostrando pienamente all’altezza dei compiti impartiti.

 

La sua missione consiste nel misurare l’umidità del suolo (Soil Moisture) e la salinità degli oceani (Ocean Salinity): informazioni fondamentali per migliorare la conoscenza scientifica del Ciclo dell’acqua sulla Terra e arricchire i “modelli” climatici attualmente conosciuti, con tutte le applicazioni pratiche che è facile immaginare.

Lo strumento MIRAS (Microwave Imaging Radiometer with Aperture Synthesis Instrument): effettua una “istantanea” della “Temperatura di Brillanza”, una misurazione delle radiazioni emesse dalla superficie terrestre, ogni 1.2 secondi. Nell’immagine riprodotta qui a sinistra è evidenziata, appunto, la “Temperatura di Brillanza”, rilevata da SMOS su una consistente porzione della penisola scandinava. Le parti colorate in blu si riferiscono alle temperature più basse, quelle in giallo alle più elevate: partendo da questi dati è possibile misurare l’umidità del terreno e il livello di salinità delle acque marine.

 

Il presupposto imprescindibile di un uso efficace dei rilevamenti è la corretta calibrazione e validazione delle immagini, in modo da correggere qualunque distorsione: proprio a questo i tecnici dell’ESA hanno lavorato negli ultimi tre mesi. Nell’istantanea della “Temperatura di brillanza” scattata sopra l’Australia, riprodotta qui a destra, ad esempio, sono chiaramente visibili le caratteristiche geomorfologiche del territorio. “Il nostro team di sviluppatori – ha commentato Achim Hahne, Project Manager di SMOS all’ESA – è veramente felice ed orgoglioso di vedere le performance di SMOS in orbita”. Il piccolo satellite, sottolinea Yan Kerr (che per primo propose la missione all’ESA) “ha prodotto i suoi primi risultati molto in anticipo sul previsto e con una qualità superiore a quanto ci si aspettava”.

La missione di SMOS non è però ancora entrata nella sua fase pienamente operativa: questo avverrà solo alla fine di aprile. Fino ad allora, infatti, si sarà ancora in pieno “commissioning”, cui dall’indomani del lancio hanno preso parte ingegneri e scienziati di vari istituti in tutta Europa. Intanto il team scientifico continua resta impegnato ad assicurare la qualità dei dati. Una campagna di validazione aerea dei rilevamenti di SMOS è in corso in Australia e altre analoghe sono in programma in Germania, Francia e Spagna per questa primavera.