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Venus Express, successo per la partecipazione italiana alla missione ESA

Pubblicati gli ultimi risultati provenienti dalla missione ideata per studiare il pianeta Venere

Individuare una risposta al perché il pianeta Venere, nonostante dimensioni, composizione e distanza dal Sole comparabili con la Terra, abbia avuto un percorso evolutivo molto differente è il tema scientifico su cui si basa la missione Venus Express.

L’esplorazione di Venere, la cui densa atmosfera composta in larga parte da anidride carbonica caratterizza un fortissimo effetto serra, può fornire alla comunità scientifica una grande quantità di informazioni su come si sono sviluppati i processi di formazione ed evoluzione del Sistema Solare e quindi anche della Terra.

Oggetto della missione è lo studio della superficie e dell’atmosfera di Venere con particolare riferimento alla sua composizione, dinamica, struttura, ai fenomeni meteorologici e alle rispettive variazioni di medio e lungo termine.

"ICARUS – International Journal of Solar System Studies", rivista di studi scientifici pubblicata in collaborazione con l’American Astronomical Society, ha recentemente dedicato un numero speciale agli ultimi risultati desunti dai dati raccolti nel corso della missione.

Tra i tanti risultati ottenuti, giusto per citarne alcuni, figurano: lo studio dettagliato tridimensionale della temperatura e dinamica atmosferica attraverso l’analisi spettrale infrarossa nelle bande di assorbimento della CO2, fondamentale per validare i modelli di circolazione atmosferica; lo studio delle proprietà della densa coltre di nubi, la vera 'cucina' della complessa chimica venusiana, con particolare riguardo alla distribuzione ed abbondanza del vapor d’acqua; lo studio dei fenomeni di luminescenza nell’alta atmosfera, della relativa concentrazione e distribuzione di ossigeno molecolare e del radicale ossidrile.

“Attraverso l’analisi della debole radiazione infrarossa proveniente dalla superficie di Venere e che riesce a penetrare la densa CO2 e lo spesso strato di nubi nelle cosiddette 'finestre atmosferiche' nel vicino infrarosso, siamo riusciti non solo ad identificare la recente - geologicamente parlando - attività vulcanica, pubblicata un paio d’anni fa sulla rivista 'Science' ma siamo ora riusciti addirittura a scoprire che Venere ruota un po’ più lentamente di quello che si era determinato dai dati del radar Magellano" - commenta Giuseppe Piccioni, ricercatore dell’INAF-IAPS di Roma e Principal Investigator dello strumento VIRTIS a bordo di Venus Express - "Mancano all’appello dell’anno venusiano appena solamente 6 minuti e mezzo, ma significativi e importanti. Resta ancora da capire se si tratta di variazioni secolari e/o periodiche della sua rotazione. Il raggiungimento di questi risultati è persino al di là delle più rosee prospettive che immaginavamo prima della missione". 

“La missione Venus Express è uno degli esempi meglio riusciti dell’approccio 'cheap & fast' adottato da ESA all’inizio dello scorso decennio e che ha portato a risultati eccellenti a fronte di investimenti abbastanza contenuti e di tempi di sviluppo molto ridotti" - afferma Raffaele Mugnuolo, responsabile ASI del programma - "La sonda con a bordo lo strumento italiano VIRTIS è ancora pienamente operativa, ben oltre la durata stimata nella fase di progettazione”.

Missione ESA lanciata il 9 novembre 2005 da Baikonur, Venus Express ha portato il tricolore nello spazio, dato che sono ben due gli strumenti realizzati in Italia: VIRTIS (Visible and Infrared Thermal Imaging Spectrometer – PI Giuseppe Piccioni IAPS-INAF di Roma), uno spettrometro ad immagine nello spettro visibile/vicino infrarosso, e PFS (Planetary Fourier Spectrometer  - PI Vittorio Formisano IFSI-INAF di Roma), strumento per effettuare scansioni verticali dell’atmosfera.

Il nostro Paese ha inoltre contribuito alla realizzazione di ASPERA-4 (Analyzer of Space Plasmas and Energetic Atoms), dispositivo per lo studio delle interazioni tra vento solare e atmosfera di Venere.