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PAMELA trova i "motori sconosciuti" dell'Universo

L'esperimento italo- russo svela l'esistenza di acceleratori di particelle inattesi

C'è qualcos'altro, oltre le onde d'urto causate dalle esplosioni di supernove, che è capace di caricare di energia i raggi cosmici "accellerandoli". La missione spaziale PAMELA, parte del programma RIM (Russian Italian Mission, il più avanzato osservatorio per lo studio dei raggi cosmici)  potrebbe innescare una piccola rivoluzione nel mondo dell'astrofisica. PAMELA ha scoperto che i protoni  e i nuclei di elio dei raggi cosmici della galassia non sono accelerati allo stesso modo delle alte energie (nell’ordine delle centinaia di GeV), ma possono avere diverse sorgenti che li "carichino".

 

Ora l’analisi dei dati raccolti dal 2006 al 2008 - appena pubblicati sull'edizione online della rivista Science - potrebbe validare l’ipotesi dell’esistenza  di vari tipi di acceleratori cosmici di particelle che agiscono con meccanismi differenti e ancora  sconosciuti. L’opinione condivisa nel mondo scientifico - che questo “lavoro” fosse compiuto dai resti delle supernovae in modo identico per tutte le particelle cariche - sembra dunque destinata a cambiare.

 

"Pamela - ha commentato Enrico Flamini, chief scientist ASI - oltre ad essere uno strumento innovativo, originale ed anche unico in Italia, perché realizzato congiuntamente da ASI e INFN per volare su una piattaforma satellitare russa, si conferma un esperimento che continua a fornire dati di altissima qualità". “Questo risultato è molto importante per la comprensione dell’origine dei raggi cosmici che rappresenta uno dei grandi enigmi della scienza moderna – ha dichiarato Barbara Negri responsabile dell’Unità Esplorazione ed Osservazione dell’Universo dell’ASI –  fin dal lancio avvenuto nel 2006, l’ASI si è impegnata a fornire il supporto alla gestione dell’esperimento e i risultati positivi ottenuti fino ad oggi sono un motivo di orgoglio in quanto rappresentano l’efficacia della collaborazione in atto”.

 

 

 

“Questi risultati – ha aggiunto Piergiorgio Picozza, responsabile dell’esperimento PAMELA – mettono in discussione il paradigma che vuole i raggi cosmici accelerati solo dall’onda d’urto  dei resti delle supernovae per poi propagarsi nella galassia. Si tratta di un importante progresso nella conoscenza dei meccanismi di accelerazione dei raggi cosmici nella nostra galassia, che si aggiunge a quelli recenti degli esperimenti AGILE e FERMI”.

 

Pamela orbita su un satellite russo ed è il frutto di una collaborazione tra l’INFN (Istituto Nazionale di Fisica Nucleare), l’Agenzia Spaziale RussaAgenzia Spaziale Italiana e università tedesche e svedesi. L’obiettivo scientifico primario della missione è  la ricerca di evidenze di materia esotica non  prevista nel Modello Standard della fisica delle particelle elementari, e la ricerca di antinuclei. Vengono misurati gli spettri energetici degli antiprotoni, dei positroni, dei protoni e degli elettroni (fino ad alcune centinaia di GeV) e le componenti nucleari ed isotopiche dei raggi cosmici, con particolare riguardo alla rilevazione di antinuclei.