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L’Asi punta sull’osservazione della Terra

Avviato a Roma un confronto programmatico con la comunità scientifica

“E’ bello sentir parlare con orgoglio di COSMO-SkyMed come di un successo italiano”: così ha esordito, nel corso del dibattito, uno dei tanti ricercatori che lo scorso 10 febbraio hanno affollato la Sala Auditorium del Palazzo delle Esposizioni di Roma per l’incontro con la comunità scientifica di Osservazione della Terra voluto dall’Agenzia Spaziale Italiana. Una giornata, soprattutto, che voleva essere il punto d’inizio di un confronto produttivo tra tutti gli attori in campo. “Per questa primavera – ha detto nel chiudere i lavori il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Enrico Saggese – apriremo un grande tavolo di confronto cui saranno chiamate a partecipare tutte le diverse componenti della comunità scientifica e imprenditoriale che si occupa di Osservazione della Terra”. Una importante presa di posizione che fa il paio con quanto dichiarato a proposito del futuro di e-GEOS, la società partecipata ASI-Telespazio che si occupa della commercializzazione dei dati di COSMO-SkyMed. “A breve – ha detto Saggese – anche le Pmi, organizzate in cordate, potranno entrare nel capitale di e-GEOS e avere un proprio rappresentante nel suo CdA”.

 

 

Ad aprire i lavori è stato il Direttore Generale dell’ASI, Luciano Criscuoli, che ha descritto per grandi linee la nuova organizzazione dell’Agenzia, centrata sull’abbattimento di alcune lentezze procedurali e la valorizzazione e responsabilizzazione delle singole unità. Ma Criscuoli si è anche rivolto direttamente al mondo dell’Università e della Ricerca, sottolineandone il “ruolo fondamentale nello sviluppo economico del paese”. E insistendo molto su due aspetti cruciali per la creazione di un sistema integrato al cui centro l’ASI possa giocare adeguatamente il suo ruolo: la programmazione a medio-lungo termine e la certezza delle risorse finanziarie per la ricerca.

 

 

Come era naturale, COSMO-SkyMED è stato al centro della maggior parte degli interventi. “Si tratta – ha detto il responsabile tecnico di COSMO-SkyMed, Francesco Caltagirone – in assoluto del più grande investimento italiano nel settore, un sistema estremamente flessibile, in grado di lavorare in ogni condizione e con tempi di risposta rapidissimi. Ogni satellite è in grado di produrre fino a 450 immagini al giorno, il che a costellazione completa significa 1800 riprese in 24 ore: nessun altro sistema al mondo può offrire prestazioni simili”.

 

Sempre su COSMO-SkyMed, Marco Airaghi, membro del CdA dell’ASI in rappresentanza del Ministero della Difesa, ha ricordato: “Quando anni fa decidemmo di investire nella tecnologia radar-SAR molti erano contrari. Oggi perfino la Difesa Usa ha acquistato immagini COSMO ed è finalmente caduto quel ‘velo di Maya’ che impediva a noi europei di usare il termine ‘sistema duale’ (misto civile/militare, ndr)”. Un sistema duale in cui al momento, come ha spiegato il Responsabile di Missione di COSMO-SkyMed Alessandro Coletta, “al civile vanno il 75 per cento delle risorse e al militare il restante 25 per cento”.

 

 

“COSMO-SkyMed è il gioiello di famiglia – ha poi detto il Direttore Tecnico dell’ASI Mario Cosmo – ma insieme l’Agenzia sta sviluppando molti altri progetti nel campo dell’Osservazione della Terra” con strumentazione elettro-ottica. Come PRISMA (un sistema in orbita LEO che integra un sensore iperspettrale con una camera pancromatica a media risoluzione) o MIOSAT (progetto per la realizzazione di applicazioni di spettroscopia a immagini). “Per cui chiedo – ha proseguito Cosmo - alla comunità scientifica e a quella industriale di pensare a tutte le applicazioni che sarà possibile sviluppare partendo da questo grande portfolio di dati”.

 

 

Un punto, questo, su cui ha molto insistito anche il presidente dell’Agenzia, ammonendo sulla concorrenza aggressiva che potrebbe arrivare soprattutto da Oltreoceano. “A valle della cancellazione del programma Constellation – ha sottolineato Saggese – gli Usa non hanno affatto diminuito il bilancio, anzi lo hanno portato a 20 miliardi” che adesso saranno spesi soprattutto in ricerca e sviluppo di applicativi, anche utilizzando gli stessi dati di osservazione della Terra che i nostri progetti mettono a disposizione”.

 

 

D’altra parte Saggese non ha mancato di sottolineare come cresca la richiesta anche nel settore di osservazione ottica: “Molte aziende – ha detto il Presidente dell’Agenzia – ci hanno chiesto di sviluppare PPP (progetti in partnership pubblico/privato, ndr) proprio in questo campo: ci stiamo pensando seriamente e probabilmente a breve uscirà un bando”.

 

 

Intanto procede il programma per la seconda generazione di COSMO, “che deve essere una evoluzione di COSMO/1 – ha sottolineato Airaghi – che si inserisca all’interno di un programma europeo di sicurezza MUSIS di cui a questo punto l’Italia pretende la leadership”. Sul piano pratico i dettagli li dà Caltagirone: “abbiamo ricevuto l’offerta – ha dichiarato il Responsabile tecnico del programma – e contiamo di poter lanciare il primo satellite a metà 2013 e quello successivo un anno dopo”.

 

A testimoniare del ruolo di leader assunto dall’Italia nel campo dell’osservazione della Terra in modalità radar-SAR e dell’importanza di legare la ricerca al mondo dell’industria, è stato chiamato ad intervenire anche Alessandro Ferretti, amministratore delegato di T.R.E. (Tele Rilevamento Europa). T.R.E., nata dieci anni fa come spin-off del Politecnico di Milano nel campo dell’elaborazione di dati radar satellitari per la stima di spostamenti superficiali, grazie allo sfruttamento di un algoritmo sviluppato da ricercatori del Politecnico, è oggi all’avanguardia in tutto il mondo nel trattamento di dati SAR. “COSMO – ha sottolineato Ferretti – è come una magnifica  Ferrari che per il momento prendiamo solo la domenica per andare al cinema: bisogna cominciare ad usarla sul serio, perché nessuno ha niente del genere e tutti ci stanno a guardare”.

 

 

Nelle conclusioni della giornata c’è stato un interessante e costruttivo scambio cui hanno preso attivamente parte molti dei membri della comunità scientifica presenti. Da più parti è stata ribadita l’opportunità di calendarizzare un ciclo di incontri per rendere strutturale e sistemico il confronto.