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Maxxi: ogni fulmine sull'Italia ''accenderà'' il museo

01 Aprile 2009


Roma. Cinque finestre che affacciano su via Guido Reni, quelle della prima sala pronta ad accogliere un'opera. Da fuori un bagliore di luci sommesso che, all'improvviso, si alza, si accende, abbaglia. E' l'installazione site-specific che Alberto Garutti ha ideato per il MAXXI, il museo delle arti del XXI secolo progettato da Zaha Hadid e quasi ultimato: ogni volta che un fulmine cadrà in Italia durante i temporali, una sala del MAXXI - luogo attrattore e propulsore di energie - si "accenderà", grazie a una fitta selva di lampade collegate con il CESI (Centro Elettrotecnico Sperimentale Italiano). L'opera - la prima ad "abitare" lo spazio del museo, anticipandone la futura attività espositiva - si inaugura domani, ed è visibile dall'esterno. Fa parte del ciclo espositivo MAXXI - Dialoghi con la città, a cura di Laura Cherubini, che prevede una serie di installazioni di artisti di fama internazionale che hanno per protagonista la luce e accompagnano la fase conclusiva dei lavori del museo. Un attento ascolto del luogo e del suo spazio, la consapevolezza che l'opera nasce nell'incontro con lo spettatore, il senso mistico della natura sono aspetti del lavoro di Garutti presenti anche nell'installazione realizzata per il MAXXI, di forte impatto evocativo. I passanti si fermano ad osservare il cantiere del nuovo museo, guardano verso l'alto sopra le recinzioni, cercano di capire. L'opera tiene conto di questo sguardo verso l'alto: quello che accadrà sarà improvviso e imprevedibile, come spesso lo sono quei fenomeni della natura da cui Garutti sembra trarre ispirazione per questa opera. "La macchina luminosa allestita nel cuore del museo - spiega Alberto Garutti - non vuole "rilevare" un fenomeno elettrico, ma "rivelare" agli spettatori il legame di consanguineità tra arte e natura. Immagino la sala del MAXXI diventare un luogo sensibile, in grado di perdere le sue dimensioni fisiche e il rapporto con il tempo e trasformarsi in una sorta di ambiente di mediazione tra il cielo e la città. Un dispositivo in grado di mettere in relazione Roma con tutta l'Italia e di ribadire la vocazione dell'arte ad essere universale.