

03 Giu 2009
I dati rilevati da XXM-Newton, il supetelescopio a raggi X dell’ESA realizzato con un importante contributo italiano, stanno permettendo di studiare un buco nero massivo collocato nel cuore di una lontana galassia attiva chiamata 1H0707-495.
Attraverso l’osservazione e l’analisi dello spettro elettromagnetico rilevato, e in particolare delle linee di emissione che indicano la presenza di ferro, gli astronomi stanno effettuando alcune importanti misurazioni su questo gigantesco buco nero. Come stimarne la massa, corrispondente a circa 3-5 milioni di volte quella del Sole, e rilevarne una velocità di rotazione tale da permettergli di “divorare” ogni ora una quantità di materia equivalente a due pianeti grandi come la Terra. I risultati sono pubblicati sull'ultimo numero della rivista Nature.
Le osservazioni, condotte nel corso di 4 orbite attorno alla Terra di 48 ore ciascuna a partire dal gennaio 2008, hanno permesso gettare uno sguardo nelle profondità della galassia 1H0707-495, oltre il parziale oscuramento che veniva attribuito alla presenza di nuvole di gas e polveri. “Adesso - ha detto Andrew Fabian, lo studioso dell’Università di Cambridge che ha guidato le osservazioni e le analisi - possiamo cominciare a tracciare una mappatura delle regioni più immediatamente vicine al buco nero”.
XMM-Newton ha in particolare rilevato due emissioni di linee di ferro, all’interno del campo, che finora non erano mai state rilevate contemporaneamente in una galassia attiva. Si tratta delle linee di emissione L e K e il fatto che siano così luminose indica – sottolinea l’ESA – che con ogni probabilità nel cuore della galassia c’è grande abbondanza di ferro, molto maggiore rispetto al resto della galassia stessa.

XMM-Newton
Osservatorio orbitante per le emissioni X
XMM(X-ray Multi Mirror satellite)- Newton è la seconda missione cornerstone dell'ESA, il più grande satellite scientifico mai costruito in Europa e il più potente telescopio X mai messo in orbita. Il satellite è stato lanciato nel 1999 e la sua vita operativa, che inizialmente doveva essere di due anni, è stata estesa fino al 2010. Grazie all'orbita eccentrica che lo porta a una distanza dalla Terra pari a circa un terzo di quella della Luna, i suoi strumenti possono effettuare per la prima volta osservazioni molto lunghe, consentendo agli scienziati di tutto il mondo di studiare anche i fenomeni energetici che hanno avuto origine quando l'universo era molto giovane. Il satellite è stato lanciato il 10 dicembre 1999 e la durata della missione, inizialmente prevista di cinque anni, è stata estesa fino a marzo 2010.
La partecipazione italiana
I tre specchi di XMM-Newton sono frutto di una tecnologia molto avanzata e sono stati realizzati in Italia dalla Medialario su commissione del'ESA. Ognuno è costituito da 58 specchi concentrici di alta precisione annidati uno dentro l'altro in modo da offrire la massima area di raccolta alla radiazione incidente, che viene raccolta e focalizzata sugli strumenti scientifici. Uno dei tre strumenti del satellite, l'European Photon Imaging Camera (EPIC), è stato progettato e realizzato sotto la direzione italiana. Lo strumento, costruito da un consorzio di quattro paesi, consente di ottenere immagini e dati spettroscopi di elevata sensibilità.