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XMM-Newton spegne la decima candelina

L'osservatorio satellitare dell'ESA fu lanciato il 10 dicembre 1999 dalla base di Kourou

09 Dic 2009

All'Agenzia Spaziale Europea non si risparmiano gli aggettivi, per festeggiarne i primi 10 anni di attività: "XMM-Newton - si legge nelle note diffuse da Parigi - ha cambiato il modo in cui pensiamo lo spazio".  E in effetti la mole di dati che questo telescopio spaziale a raggi X ha mandato a Terra, da quel 10 dicembre 1999 in cui lasciò Kourou su un razzo Arianne 5, è davvero impressionante. Si calcola che siano state pubblicate oltre 2200 ricerche scientifiche basate sulle osservazioni di XMM-Newton. E non è certo finita qui. "Dieci anni sono un periodo estremamente lungo per una missione spaziale - spiega Norbert Shartel, Project Scientist del programma per l'ESA -; abbiamo compiuto progressi in ogni settore dell'Astronomia".

 

Lungo circa 10 metri, XMM-Newton impiegò otto giorni per raggiungere la sua posizione operativa, un'alta orbita ellittica attorno alla Terra (nel punto più lontano misura un terzo della distanza tra il nostro pianeta e la Luna). Solo dopo questa manovra i tre "specchi" di bordo (costruiti in Italia dalla Media Lario), hanno cominciato a scandagliare l'universo, a caccia di raggi X emessi da corpi celesti , attraverso i cinque strumenti che compongono il "cuore" del telescopio. Grazie ad una potente telecamera, inoltre, i circa 2000 astronomi che seguono il lavoro di XMM-Newton hanno potuto via via definire con precisione i propri "target".

 

 

 

 

Per inciso, i raggi X nello Spazio sono spesso l'esito di eventi drammatici, o vengono comunque prodotti in condizioni estreme. Ad esempio possono essere generati negli intensi campi gravitazionali e magnetici che circondano oggetti celesti come le stelle di neutroni o i buchi neri. Oppure possono provenire dagli scontri di gigantesche nuvole di gas all'interno di gruppi di galassie. Proprio per questo, XMM-Newton ha avuto un ruolo decisivo, in questi ultimi 10 anni, nello studio dei buchi neri, dei buchi neri supermassivi e deglgi agglomerati di galassie. Più vicino a noi, XMM-Newton ha scoperto che Marte ha un'atmosfera più grande di quanto si era pensato, oppure che le stelle comete ghiacciate provenienti dall'esterno del sistema solare emettono raggi X.

 

Ma il risultato più spettacolare delle osservazioni di XMM  è l'individuazione di un piccolo "hotspot", di appena 60 metri, su una stella di neutroni lontana 552 anni luce. Senza dimenticare che questo longevo telescopio orbitante dell'ESA ha giocato un ruolo non indifferente anche nello studio della materia oscura, osservando il comportamento delle particelle in decadimento negli agglomerati di galassie.