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Swift: GRB da record

Il cacciatore di lampi gamma della NASA ha osservato un fenomeno senza precedenti

01 Dic 2011

Un'emissione di raggi gamma da record. E' quanto ha captato il 25 dicembre dello scorso anno la strumentazione del satellite Swift della NASA, registrando un Gamma Ray Burst (GRB) dalle caratteristiche uniche. A cominciare dalla durata: l'emissione, ribattezzata dagli astronomi "il lampo di Natale", ha illuminato la nostra galassia per oltre trenta minuti.  Un dato che non ha precedenti se si considera che un fenomeno di questo tipo, di norma,  è osservabile solo per poche decine di secondi, qualche minuto in casi rari. Le "stranezze" dell'evento non finiscono qui. La luminosità residua nella banda dei raggi X, detta afterglow, che normalmente persiste anche per diversi mesi, nel caso di GRB 101225 A, questo il nome in sigla del lampo, è scomparsa in sole 20 ore. Anche il flusso di radiazione, inoltre, presentava delle variazioni, con alti e bassi che si riproponevano a intervalli quasi regolari di qualche ora. Queste peculiarità rendono GRB 101225 A un evento unico, con caratteristiche mai riscontrate in un lampo di raggi gamma e che non potevano essere spiegate dagli attuali modelli che descrivono emissioni di energia di questa portata.

  

Per il team italiano impegnato nello studio di questo GRB anomalo, a produrre il lampo sarebbe stato un asteroide caduto su una stella di neutroni all’interno della nostra Galassia. Un’interpretazione mai teorizzata prima ma che sembra spiegare quanto osservato. “Le osservazioni di Swift ci hanno davvero sorpreso”, afferma Sergio Campana, dell’INAF-Osservatorio Astronomico di Brera, primo autore dell’articolo sulle osservazioni di Swift pubblicato nell’ultimo numero della rivista Nature. “Abbiamo avuto non pochi problemi per riuscire a interpretare questi dati in modo convincente. Le repentine variazioni di flusso osservate nei raggi X, mai osservate in altri GRB, ci suggeriscono che GRB 101225 A abbia avuto origine durante un evento distruttivo ma in qualche modo periodico. Dopo vari tentativi di modellizzazione sia con oggetti della nostra Galassia che con oggetti extragalattici, ci siamo focalizzati sull’ipotesi della caduta di un asteroide su una stella di neutroni appartenente alla nostra Galassia. E’ un fenomeno nuovo mai pensato teoricamente e mai osservato prima d’ora, ma sembra funzionare”,  ha concluso Campana. I risultati di questo lavoro sono pubblicati nell’ultimo numero della rivista Nature.

 

Anche all’Agenzia Spaziale Italiana c’è soddisfazione per l’importante contributo scientifico. “Questo risultato di grande rilievo è stato ottenuto dalla combinazione di due importanti elementi: la realizzazione di un’ottima strumentazione scientifica e l’alto livello della ricerca astrofisica italiana. Tutto ciò rende ragione degli investimenti fatti dall’Agenzia Spaziale Italiana nella missione Swift” - commenta Barbara Negri, responsabile ASI per l’Esplorazione e Osservazione dell’Universo. “In particolare, l’Italia ha fornito gli specchi del telescopio X (XRT) e la stazione di terra di Malindi (Kenya). Inoltre, il Centro ASDC dell’ASI, fornisce il software scientifico per la riduzione dei dati di XRT e gestisce l’archivio. Il team italiano che partecipa alla missione Swift garantisce l’immediata diffusione delle informazioni scientifiche sulle nuove sorgenti, in particolare i GRB” – ha concluso la Negri.