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Roberto Vittori torna sulla ISS

E’ ufficiale: nel 2010 parteciperà alla missione Sts-134 dello Shuttle. A bordo l’AMS

11 Ago 2009

E sono tre: dopo le missioni “Marco Polo” nel 2002 ed ”Eneide” nel 2005, il Colonnello Roberto Vittori tornerà di nuovo sulla Stazione Spaziale Internazionale. Questa volta, però, non più partendo da Baikonur sulla Soyuz, ma da Cape Canaveral sul Discovery. La notizia era nell’aria da tempo, ma mancava ancora la conferma ufficiale. Che la NASA ha dato oggi: a metà settembre 2010 l’astronauta italiano farà parte dell’equipaggio della Sts-134, l’ultimo viaggio messo in agenda per lo Shuttle prima del definitivo pensionamento. “La missione di Vittori – ha detto il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana Enrico Saggese – rappresenta un ulteriore risultato della cooperazione bilaterale tra NASA e ASI, nell’ambito dell’accordo per la fornitura dei moduli italiani Leonardo, Raffaello e Donatello, con l’importante sostegno dell’Agenzia Spaziale Europea, e conferma il ruolo di primo piano che ha il nostro paese in un programma così ambizioso come la realizzazione della Stazione Spaziale Internazinale”.

 

Tra poco più di un anno, dunque, Vittori avrà modo di marcare un paio di record di tutto rispetto: sarà il primo astronauta italiano ad aver raggiunto lo Spazio sia sulla Soyuz che sullo Shuttle e allo stesso tempo il primo ad accedere per ben tre volte alla ISS. “Questa assegnazione – ha detto il Direttore generale dell’Agenzia Spaziale Europea Jean Jacques Dordain – sottolinea ancora una volta la stretta e lunga cooperazione tra ASI ed ESA. La scelta di Vittori – ha sottolineato Dordain – corrisponde alle strategie dell’Agenzia Spaziale Europea sull’utilizzo del suo corpo astronauti: avvalersi di professionisti di esperienza capaci di compiere al meglio la propria missione”.

 

Per il Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Generale Daniele Tei “l’assegnazione del Colonnello Roberto Vittori, pilota dell’Aeronautica Militare ed astronauta dell’ESA, come membro della missione dello Shuttle numero 134 prevista per l’estate del 2010, inorgoglisce l’Arma Azzurra così come l’Italia intera. Ciò sancisce ancor di più la positiva  cooperazione tra Forza Armata, ASI ed ESA, che ha portato negli ultimi anni a dei risultati di eccellenza in ambito internazionale. Lo spazio sta diventando sempre più un luogo di lavoro quotidiano e nel prossimo futuro rappresenterà un pilastro fondamentale per garantire capacità operative sempre più efficaci ed efficienti”. Soddisfazione ampiamente condivisa anche da Simonetta Di Pippo, responsabile del Direttorato ESA per il Volo Spaziale Umano: “Questa è un’importante missione per la scienza, per il volo spaziale umano e per l’Europa e l’Italia in particolare. E’ ancora una volta il riconoscimento del livello raggiunto da noi e dal nostro corpo astronauti e dimostra l’eccellenza europea in questo settore”.

 

A bordo anche l’AMS

Sullo Shuttle Discovery che a metà settembre 2010 porterà Vittori sulla ISS c’è anche un particolare esperimento scientifico, che ambisce a diventare lo “Hubble Space Telescope” dei raggi cosmici. Si chiama AMS, il primo magnete superconduttore pensato per operare nello Spazio, pesa 8 tonnellate ed è il risultato di una collaborazione internazionale, cui hanno preso parte 16 diversi paesi. A guidarla, come Principal Investigator e Co-Principal Investigator, il Premio Nobel Samuel Ting (MIT/CERN) e il Professor Roberto Battiston (INFN/Università di Perugia). “Vi è una addizionale ragione per essere orgogliosi di questa missione - ha sottolineato il Sub-Commissario dell’ASI Piero Benvenuti -: verrà portato a bordo della Stazione Spaziale Internazionale l’Alpha Magnetic Spectrometer (AMS), il più avanzato laboratorio di ricerca per la fisica fondamentale mai portato nello spazio. Per la prima volta AMS verificherà l’esistenza o l’assenza dell’anti-materia, come i possibili meccanismi collegati all’origine della materia oscura”.

 

L’Italia ha un ruolo primario nello sviluppo dello spettrometro superconduttore AMS, grazie alla collaborazione tra l’ASI e l’INFN. In particolare l’Italia ha sviluppato la maggior parte dello spettrometro grazie agli strumenti derivati dalle tecnologie usate durante gli ultimi trenta anni per l’individuazione delle particelle in acceleratori come quello di Frascati e del CERN. L’Italia è inoltre coinvolta nei principali componenti tecnologici del “payload”, inclusi i sistemi di integrazione di operatività in-orbita dei suoi differenti sistemi.