

28 Mag 2009
Si chiama “PPP” e sta per “Public and private partnership”, un modello di business nato nei paesi anglosassoni ma ampiamente rodato anche oltralpe, che rivoluziona il tradizionale rapporto tra istituzioni e capitali privati. Un modello in cui il luogo di incontro tra la richiesta di servizi di pubblica utilità e l’attività delle imprese non passa solo per gare d’appalto, ruoli di contractor o acquisti di infrastrutture da parte dello Stato, ma diventa una vera e propria partnership capace di esaltare le caratteristiche naturali dei due soggetti e ottimizzare i risultati. Anche, se non soprattutto, in settori delicati come lo Spazio, in cui la ricerca gioca un ruolo centrale. Se ne è parlata nel corso di un convegno organizzato questa mattina nella Capitale dall’Agenzia Spaziale Italiana. Ospiti di alto profilo, provenienti dal mondo dell’industria e delle istituzioni sia nazionale che internazionale, hanno fatto il punto sullo stato dell’arte e sulle prospettive future del modello PPP per il settore spaziale in una gremita sala Mastai, al Palazzo dell’Informazione. “Con questa iniziativa – ha detto il Ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca Mariastella Gelmini, quasi a suggello della mattinata - l’ASI sta mostrando come si deve fare ricerca e come la si deve finanziare: un modello che deve diventare un paradigma”.
I lavori sono stati coordinati dal Commissario straordinario ASI Enrico Saggese, per il quale proprio questa mattina è stata avviata dal Consiglio dei Ministri (su proposta dello stesso Ministro Gelmini) la procedura di nomina alla presidenza dell’Agenzia Spaziale Italiana. “Il modello di PPP – ha sottolineato – contiene una serie di caratteristiche al cui vertice sta il fatto di presupporre un rapporto di lunga durata tra i partner”. Un concetto su cui Saggese ha particolarmente insistito, indcandolo come essenziale per uscire dalla prospettiva dei tradizionali stanziamenti ministeriali confinati nelle scadenze annuali, rivoluzionando il rapporto con le banche e soprattutto dando respiro alla ricerca. Tra gli altri aspetti su cui Saggese ha posto maggiormente l’accento, c’è la mutata prospettiva anche nella distribuzione dei rischi e l’amplificazione delle possibilità di finanziamento attraverso la valorizzazione delle infrastrutture realizzate da parte dell’impresa.
A margine del convegno, Saggese ha poi così commentato l'annuncio dell'avvio della procedura di nomina a Presidente. "Bisognerà aspettare l'iter delle Commissioni di Camera e Senato, ma spero che la mia nomina a presidente sia pienamente condivisa. Abbiamo lavorato per far capire che l'ASI è italiana, e non è né l'Agenzia spaziale del governo nè di una parte del governo. Con l'opposizione abbiamo avuto un colloquio costante, e credo che abbiamo recepito nel prossimo progetto di legge di riforma dell'Agenzia Spaziale tutte le indicazioni che abbiamo avuto sia dal Governo che dalle opposizioni".
Commentando anche la sua nomina a presidente del Centro Italiano di Ricerche Aerospaziali (Cira) di Capua, arrivata nell'ambito del Consiglio di Amministrazione di ieri sera dello stesso Cira, Saggese ha poi sottolineato: "L'impegno che mi sono preso con il Cira è quello di cercare di integrare maggiormente il Centro nella realtà dell'ASI. Il Cira è una realtà importante di 300 ingegneri di altissima. Qualificazione, e l'ASI ne controlla il 40%. E' importante ristrutturare il Cira al meglio e abbiamo avuto dal Ministro indicazioni importanti in questo senso".
PPP: UN MODELLO VINCENTE
A portare “case-history” di progetti qualificati di PPP realizzati con successo all’estero, sono stati chiamati il francese Erìc Berager, Ceo di Astrium Services, e lo statunitense Matthew O’Connel, Ceo, presidente e Direttore di GeoEye. "Oggi - ha spiegato Berager - le necessità delle amministrazioni pubbliche, mentre le loro risorse diminuiscono. Ecco allora che le PPP appaiono come uno strumento efficiente" benché non universale. Nel Regno Unito, dove questo tipo di esperienze sono già giunte ad uno stadio di maturità, le PPP coprono al massimo circa il 15 per cento della spesa pubblica: "segno - sottolinea Berager - che comunque c'è un limite". Astrium Services gestisce in PPP sistemi complessi come Satcom BW step2 o Skynet 5, che assicura le Tlc satellitari alle forze armate britanniche. La chiave di volta è che l'investitore privato si assume i rischi, che costituiscono un costo, ma può anche commercializzare servizi aggiuntivi che la stessa infrastruttura permette di erogare, generando nuovi profitti. "Si tratta di una serie di sfide - ha detto Berager - al cui primo posto c'è la volontà politica di affrontare u cambiamento così forte".
O'Connel, partner del governo Usa col progetto GeoEye, ha sottolineato che "servono prima di tutto due cose: fiducia reciproca e orizzonti temporali lunghi" (nell'ordine di 10-15 anni, ndr). Il caso di GeoEye è emblematico sul piano della raccolta di fondi che poi crea il circolo virtuoso che finanzia la ricerca e rende competitivi i servizi. La sua azienda è riuscita a chiudere la PPP con i governo, pur partendo apparentemente penalizzata dalle sue piccole dimensioni rispetto ai competitor. E c'è riuscita grazie alla competitività, vale a dire agli investimenti in ricerca tecnologica. Il circolo virtuoso innestato, comprende ad esempio il finanziamento a lungo termine di Credit Suisse (215 milioni di dollari), il collocamento di 100 milioni di dollari di azioni al Nasdaq e la collaborazione con GoogleMaps, per loro strategica. E dall'analisi dei trend di bilancio è evidente la costante crescita del reddito prodotto dalla commercializzazione di servizi permessi dall'infrastruttura satellitare realizzata in partnership col governo.
Per parte sua, l’Ammiraglio di Divisione Filippo Maria Foffi ha illustrato alcuni particolari del programma di telecomunicazioni satellitari Sicral (Sistema Italiano per Comunicazioni Riservate e Allarme). Un progetto nato a scopi militari ma sviluppatosi, a partire dal lancio del secondo satellite (Sicral 1B, lo scorso 20 aprile), nella forma di PPP con partnership dei Ministeri della Difesa e dello Sviluppo Economico insieme a Telespazio. In una prospettiva che prevede anche usi non esclusivamente militari.
A questo proposito, Saggese ha sottolineato come, in seguito alla vendita degli asset infrastrutturali di Telecom Italia (col programma Italsat già nel '91 e '96 l'ASI precorreva le PPP), il nostro paese non disponga più di propri satelliti di Tlc per uso civile e sia costretto a comprare all’estero questi servizi. Proprio per questo – ha annunciato Saggese - l’ASI sta sviluppando un progetto di Tlc satellitare denominato SIGMA. “Ogni anno – ha sottolineato – spendiamo circa 150 milioni di euro per affittare servizi di Tlc, quando per costruire un satellite può bastare poco più del doppio”. SIGMA verrebbe quindi finanziato in tre modi: fondi infrastrutturali pubblici, capitali di rischio privati e crediti a tasso agevolato della Cassa Depositi e Prestiti e della BEI, la Banca Europea degli Investimenti. I fondi verrebbero raccolti in una “società veicolo” che si occuperebbe quindi di realizzare il satellite, metterlo in orbita e sfruttarlo anche sul piano commerciale. E il ruolo dell’ASI sarebbe centrale nell’aggregare la domanda di servizi pubblici, garantire (sui tempi lunghi) gli investitori privati e stimolare la crescita anche sul piano della ricerca. Un esempio paradigmatico, insomma, del modello PPP.