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Philae: “Waiting for the Sun”

La cometa si trova a soli 300 milioni di chilometri dal Sole e dunque cresce l’attesa per il risveglio del lander. Il 12 marzo c'è stato il primo tentativo di contatto dopo quattro lunghi mesi di ibernazione

Sono trascorsi quattro mesi da quel 15 novembre in cui Philae è entrata in ibernazione. Quattro lunghi mesi da quando il lander della missione Rosetta, dopo essere 'atterrato' sulla sua cometa e aver completato con successo la prima fase degli esperimenti, ha interrotto le comunicazioni verso la Terra. Da allora si aspetta che la distanza dal sole si riduca abbastanza da riattivare i pannelli, nell'angolo buio di 67P dove è rimbalzato Philae, permettendo al lander di 'risvegliarsi' e mettersi in contatto con Rosetta.

E forse ci siamo: questo lungo letargo invernale potrebbe essere interrotto proprio a partire dal 12 marzo, quando il lander, data l’ormai notevole vicinanza al Sole - circa 300 milioni di chilometri - potrebbe avere sufficiente energia per 'riaprire gli occhi'.


“Attualmente Philae sta ricevendo il doppio della luce solare rispetto al mese di novembre- ha commentato Stephan Ulamec project manager di Philae per la DLR- forse il lander è ancora troppo freddo per poter pensare a un risveglio, ma vale la pena fare un tentativo”.

Dal 15 novembre il team di Philae ha effettuato tutte le analisi necessarie per identificare la disposizione del lander sul nucleo della cometa: centinaia di simulazioni hanno previsto le condizioni di illuminazione del sito Abydos al passare del tempo in funzione della stagione cometaria e tenendo conto delle asperità superficiali che certamente fanno ombra ai pannelli solari e agli accumulatori di energia termica che si trovano sulle facce esterne di Philae.

“Nelle più promettenti simulazioni - spiega Mario Salatti program manager di Philae per ASI - è possibile che l’energia solare che investe il lander sia già oggi sufficiente per far sì che il sistema di comunicazione venga acceso".

"D’altra parte – aggiunge Salatti - questi primi tentativi di mettere in comunicazione Rosetta e Philae sono solo i primi di una serie. Il team ha anche pronte sequenze operative dal budget energetico più vario per poter svolgere esperimenti anche senza far affidamento sulla batteria secondaria, basandosi sulla sola energia solare durante il giorno. Sulla Terra siamo pronti, attendiamo che lo sia anche Philae per riprendere la sua straordinaria avventura”.

Cosa ci aspetta nei prossimi giorni? Sappiamo che Philae ha bisogno di 19 watt di energia per poter comunicare e riprendere a lavorare. Rosetta si metterà in ascolto del segnale del lander fino al 20 marzo e il momento più favorevole per il contatto sarà durante gli undici fly-by quando la sonda si troverà in una posizione tale da poter sfruttare le ore in cui Philae riceve più luce solare. 

Una volta sveglio, il lander dovrà comunicare il suo stato di salute a terra inviando una serie di dati, da questo controllo dipende la ripresa del lavoro sui 10 esperimenti a bordo. Il tentativo di contatto dei prossimi giorni non sarà l’ultimo: più la cometa si avvicina al Sole più la quantità di energia immagazzinata da Philae aumenta e questo potrebbe dare un’ulteriore chance al proseguimento della missione.

Rosetta è una missione dell’ESA con contributi dei suoi stati membri e della NASA. Il lander Philae è stato sviluppato da un consorzio internazionale a guida di DLR, MPS, CNES e ASI. La partecipazione italiana alla missione consiste in tre strumenti scientifici a bordo dell’orbiter: VIRTIS (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer) sotto la responsabilità scientifica dell’IAPS (INAF Roma), GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) sotto la responsabilità scientifica dell’Università Parthenope di Napoli, e la WAC (Wide Angle Camera) di OSIRIS (Optical Spectroscopic and Infrared Remote Imaging System) sotto la responsabilità scientifica dell'Università di Padova e del CISAS.A bordo del lander, è italiano il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni SD2 (Sampler Drill & Distribution), sotto la responsabilità scientifica del Politecnico di Milano, ed il sottosistema dei pannelli solari.