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OSIRIS osserva Cheope

La Narrow Angle Camera di OSIRIS, il sistema scientifico per l’acquisizione delle immagini a bordo di Rosetta, ha raccolto una vista spettacolare di uno dei tanti massi che popolano la superficie della cometa 67P.

La sua forma ricorda la grande piramide di Giza e per questo motivo gli scienziati del team di Rosetta hanno deciso di chiamarla come il faraone che ne ordinò la costruzione. Cheope, è il più grande dei massi che si stagliano sulla superficie della cometa 67P Churyumov- Gerasimenko, ha un’estensione di circa 45 metri e spicca tra un gruppo di massi localizzati nella parte bassa della cometa. Cheope è stata individuata per la prima volta all’inizio di agosto quando è avvenuto l’incontro tra la sonda e la cometa. L'immagine ad oggi disponibile è stata scattata il 19 settembre, da una distanza di 28,5 chilometri. Nelle settimane passate, mano a mano che Rosetta compiva le manovre di avvicinamento a 67P, la NAC di OSIRIS ha fornito delle immagini sempre più dettagliate fino ad arrivare alla risoluzione attuale, dove un pixel corrisponde a 50 centimetri. (Credits: ESA/Rosetta/MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA)


Come molti dei massi ripresi da OSIRIS, anche Cheope emerge da uno sfondo scuro: “ La superficie di Cheope sembra molto irregolare e scoscesa– ha commentato Holger Sierks, PI di OSIRIS per l’MPS in Germania- è ricoperta da piccole macchie che mostrano la stessa brillantezza e composizione che notiamo sullo sfondo. Sembra quasi che la polvere libera sulla superficie della cometa si sia posizionata sulle sue scanalature, ma è presto per dirlo con sicurezza”. I massi sulla superficie di 67P mantengono ancora un alone di mistero agli occhi degli scienziati: il materiale di cui sono composti, le caratteristiche fisiche e la loro densità e stabilità sono interrogativi che le osservazioni ravvicinate dei prossimi mesi potrebbero aiutare a risolvere.
Proprio dalla giornata di domani Rosetta sarà impegnata nella Close Observation Phase, l’osservazione della cometa da soli 10 chilometri di distanza, un’occasione ideale per rivelare qualche altro dettaglio del misterioso oggetto celeste, in attesa del momento dell’atterraggio del lander Philae, previsto per il 12 novembre.



Rosetta è una missione dell’ESA con contributi dei suoi stati membri e della NASA. Il lander Philae è stato sviluppato da un consorzio internazionale a guida di DLR, MPS, CNES e ASI. La partecipazione italiana alla missione consiste in tre strumenti scientifici a bordo dell’orbiter: VIRTIS (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer) sotto la responsabilità scientifica dell’IAPS (INAF Roma), GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) sotto la responsabilità scientifica dell’Università Parthenope di Napoli, e la WAC (Wide Angle Camera) di OSIRIS (Optical Spectroscopic and Infrared Remote Imaging System) sotto la responsabilità scientifica dell'Università di Padova e del CISAS. A bordo del lander, è italiano il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni SD2 (Sampler Drill & Distribution), sotto la responsabilità scientifica del Politecnico di Milano, ed il sottosistema dei pannelli solari.