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Orion, al via i test sul modulo europeo

L’unità di prova strutturale dello European Service Module (ESM) per il veicolo NASA, realizzata a Torino negli stabilimenti di TAS-I, inizierà la fase di test a febbraio 2016. Video

Il programma Orion  - che dalla cancellazione del 'Constellation' è il primo candidato NASA all'esplorazione umana del nostro sistema solare - compie un altro piccolo, importante, passo in avanti. E lo fa nella direzione segnata assieme all'ESA, con un significativo contributo italiano.

 

L'agenzia USA ha infatti appena dato il via libera ai test sull'unità STA (Structural Test Article) che riproduce la struttura di volo di ESM (European Service Module), il modulo di servizio che ESA ha sviluppato a partire dall'ATV e che sarà installato a bordo di Orion.

 

Il veicolo NASA aveva completato con successo il suo primo volo di prova poco meno di un anno fa, compiendo due orbite intorno alla Terra fino ad un'altezza di circa 5.7000 metri. E adesso, in attesa del primo volo 'manned' previsto per il 2021, a febbraio prossimo cominceranno i test indispensabili allo sviluppo definitivo del modulo di servizio.

 


Realizzato da Thales Alenia Space Italia per conto dell’ESA,  STA è stato sottoposto a test strutturali nella sede di Torino di TAS-I ed è giunto  presso il  centro di prove NASA di Plum Brookin in Ohio a novembre. Qui, gli ingegneri stanno verificando l’integrità della struttura in attesa dei test veri e propri che verranno effettuati presso il Glenn Research Center a febbraio del prossimo anno. Il modulo europeo fornirà la propulsione, l’alimentazione elettrica, il controllo termico e gli elementi chiave del sistema di sopravvivenza di Orion. Tutte cose fondamentali per il viaggio che potrebbe portare le nuove generazioni di astronauti fin su Marte.


"Vogliamo verificare la solidità dell’ESM da ogni punto di vista sottoponendolo alle condizioni estreme nelle quali si troverà nel momento del lancio e successivamente durante il viaggio" ha spiegato Robert Overy, ingegnere capo per l’integrazione di ESM al Glenn. 

 


La fase di test durera tutti i primi sei mesi del 2016. Sarà messa alla prova l’efficienza dell'hardware e la resistenza strutturale del modulo. Si partirà da quelli sull’apertura dei pannelli solari; quindi marzo e aprile saranno dedicati alle prove di resistenza al rumore: ogni singola parte dell’ESM verrà “bombardata” con 152 decibel e 20-10.000 hertz di pressione sonora e vibrazioni.

 

Infine da maggio a luglio il modulo verrà posizionato nella Mechanical Vibration Facility un ambiente che simulerà le vibrazioni avvertite al momento del lancio.

 

Il volo inaugurale di Orion prevede poi un viaggio di circa 70.000 chilometri oltre la Luna e il ritorno sulla Terra. Scopo di questo primo volo senza equipaggio  - della durata di tre settimane  - sarà testare le prestazioni della navicella  prima del suo utilizzo con astronauti a bordo e di qualificare lo Space Launch System.


Orion passerà attraverso le fasce di Van Allen, volerà oltre la costellazione di satelliti GPS e per la prima volta nella storia dei voli spaziali umani degli ultimi decenni,  comunicherà attraverso il Deep Space Network.

 

La navetta sorvolerà la Luna da un’altezza di circa 100 chilometri e utilizzerà la sua gravità per spingersi nello spazio remoto. Raggiunta  la distanza fissata, appunto a circa 70.000 chilometri dal nostro satellite, Orion stazionerà per sei giorni per consentire al controllo volo di valutare le prestazioni e le eventuali criticità.o

Completata quest’ultima fase di studio nello spazio profondo, la navetta si dirigerà di nuovo verso la Terra: per farlo avrà bisogno di un altro fly-by lunare e dell’accensione del motore del modulo fornito da ESA. In questo modo la navetta accelererà dritta verso il nostro pianeta ed entrerà in atmosfera ad una velocità di circa 11 chilometri al secondo.  Il viaggio di Orion, si concluderà con uno splashdown nell’Oceano Pacifico a largo della costa di San Diego.

 

Questa prima missione farà da apripista alle successive schedulate dalla NASA nei prossimi decenni. Sarà un terreno di prova per le tecnologie e gli esperimenti scientifici più all’avanguardia che dovranno essere in grado di funzionare anche da regioni dello spazio remoto e rendere possibile l’esplorazione umana dello spazio al di là dell’orbita bassa terrestre.