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Operazione “Risveglio su Marte”

Mentre la NASA tenta il recupero del lander Phoenix, con l’ESA prosegue lo sviluppo del programma EXOMARS

13 Gen 2010

“La missione è conclusa”, aveva detto con un velo di amarezza poco più di un anno fa il project manager della NASA Barry Goldstein. Era il 10 novembre del 2008 e al Jet Propulsion Laboratory di Pasadena non restava che prendere atto della inevitabile agonia del lander marziano Phoenix: il sole era sceso troppo all’orizzonte per i suoi pannelli solari, niente energia, niente contatti ormai da troppi giorni. Eppure non tutto potrebbe essere andato perduto. E’ molto difficile che il gelo non abbia prodotto danni irreparabili, ma comunque alla NASA hanno preparato nei dettagli l’operazione “Risveglio su Marte”. L’obbiettivo è sfruttare la primavera artica del pianeta rosso perché Phoenix riesca a ricaricare le batterie e così sottrarlo al letargo in cui si trova da oltre 14 mesi. Dando corso alle speranze di chi vuole liberare il Lander dalla coltre di ghiaccio secco in cui è rimasto intrappolato nel Polo Nord del pianeta rosso. 

Protagonista delle “Campagna d’ascolto” sarà la sonda Mars Odissey, gran decana delle navicelle spaziali mandate su Marte, attorno a cui orbita dal 2001. A partire da lunedì 18 gennaio e per tutte le 72 ore seguenti, Odissey scandaglierà dieci volte al giorno proprio la zona del Polo Nord marziano in cui si erano perduti i contatti con Phoenix, svolgendo la sua funzione di ponte-radio tra la Terra e Marte. Le ultime notizie giunte dal lander sono le fotografie mandate dalla sonda Mars Reconnaissance, che mostrano Phoenix completamente congelata. “Noi non ci aspettiamo che Phoenix abbia potuto sopravvivere al gelo – ha detto Chad Edwards, capo-ingegnere del programma di esplorazione marziana al Jet propulsion Propulsion Laboratory della NASA a Pasadena – e quindi non ci aspettiamo di ricevere alcun segnale: ma se Phoenix riuscirà a trasmettere, certamente Odissey lo sentirà”.

 

Intanto all’ESA continua lo sviluppo del programma EXOMARS, allargatosi nel corso del 2009 con la partecipazione della NASA. Prevede il lancio di due missioni tra il 2016 e il 2018, la prima costituita da un orbiter e la seconda da due rover. In una terza fase, nel 2020, è previsto infine il lancio di lander stanziali. Si tratta di un programma in cui l’Italia gioca un ruolo di primissimo piano, sia per il contributo in termini economici e scientifici, sia perché proprio in Italia potrebbe essere ospitato uno dei centri di controllo: il rover che perlustrerà la superficie marziana verrà infatti guidato dal centro ALTEC di Torino.