ASI - Agenzia Spaziale Italiana - NewsASI - Agenzia Spaziale Italiana - News

Oltre i “Pilastri della Creazione”

Herschel e XMM-Newton affondano lo sguardo sui misteri della “Nebulosa Aquila”

19 Gen 2012

L’immagine qui a sinistra, divenuta celebre col nome di “Pilastri della Creazione”, è senza dubbio una delle icone più rappresentative dell’Astrofisica in tutto il secolo passato. L’ha scattata 17 anni fa Hubble, il supertelescopio ESA-NASA, immortalando le singolari volute di gas interstellare e polvere avvistate tra i 5700 e i 6500 anni luce dalla Terra, all’interno di una delle aree più enigmatiche della nostra Galassia. Si tratta della “Nebulosa Aquila”, conosciuta fin dal ‘700 e nota anche come M16 o NGC6611: un giovane ammasso aperto di stelle associato a una nebulosa a emissione composta da idrogeno ionizzato, catalogata come IC 4703.

 

Oggi la Nebulosa Aquila torna agli onori delle cronache grazie al lavoro dei due telescopi spaziali dell’ESA Herschel e XMM-Newton, che grazie alle loro caratteristiche hanno potuto alzare il velo oltre le osservazioni di Hubble, costretto ad operare nella sola luce visibile. Hubble aveva “visto” i nidi - piccoli grumi conosciuti come ‘globuli gassosi di evaporazione’ o ‘uova’ - in cui nascono le giovani stelle che letteralmente  “scolpiscono” i cosiddetti “Pilastri Cosmici” o “Pilastri della Creazione”.

 

Le informazioni rilevate dagli strumenti di Herschel e XMM-Newton, combinate con le immagini a infrarosso del Very Large Telescope dell’European Southern Observatory (ESO) a Paranal (Cile) e con i dati del telescopio di Max Planck Gesellschaft a La Silla (Cile), hanno invece potuto guardare “dentro” i “Pilastri” (immagine qui a destra).



Le nuove immagini dell’Herschel Space Observatory dell’ESA, scattate a diverse lunghezze d’onda, mostrano ritratti diversi dei pilastri e dell'ampio campo di gas e polvere che li circonda. Catturata nel lontano infrarosso, l'immagine permette agli astronomi di monitorare quello che accade  all’interno dei pilastri e di osservare nel dettaglio le strutture della regione. In parallelo, una nuova immagine a raggi x multi-energia scattata dal telescopio XMM-Newton dell'ESA mostra quel giovane e caldo ammasso stellare responsabile delle cavità nei pilastri. A lunghezze d'onda nel vicino infrarosso, la polvere diventa quasi trasparente e i pilastri praticamente svaniscono.

Nelle lunghezze d'onda visibili, la Nebulosa Aquila splende principalmente di luce riflessa e gas caldo, riempiendo la cavità gigantesca che ricopre le superfici delle colonne e altre strutture polverose. Nel lontano infrarosso Herschel rileva questa polvere fredda e i pilastri ricompaiono. Questa volta le colonne sono incandescenti e visibili nella propria luce. Nelle foto di XMM-Newton si osservano anche strutture brillanti simili a viticci intricati di polveri e gas che forniscono agli astronomi indizi su come gas e polveri interagiscono con la forte luce ultravioletta emessa dalle stelle appena nate.
Nel 2001 le immagini del vicino infrarosso catturate da Very Large Telescope avevano mostrato solo una piccola minoranza delle ‘uova’ che contengono le stelle appena nate. L’immagine di Herschel agevola la scoperta di giovani stelle in una regione molto più ampia e quindi, sottolineano gli esperti dell’ESA, consente di giungere alla piena comprensione delle forze distruttive e creative all'interno della Nebulosa Aquila.

Precedenti immagini a infrarosso catturate dall’Infrared Space Observatory dell'ESA e dallo Spitzer della NASA, in aggiunta ai nuovi dati XMM-Newton, hanno portato gli astronomi a sospettare che una delle stelle calde dell’ammasso NGC6611 sarebbe esplosa in una supernova 6000 anni fa, emettendo un’onda d'urto che ha distrutto i pilastri. Tuttavia, a causa della distanza della Nebulosa Aquila, non assisteremo a questo fenomeno prima di diverse centinaia di anni ancora. Con le immagini a infrarossi dei ‘pilastri della creazione’ i potenti telescopi terrestri continuano a fornire scatti sorprendenti del nostro universo, anche se le immagini nel lontano infrarosso sono impossibili da ottenere a causa degli effetti di assorbimento dell'atmosfera terrestre.

Herschel e XMM-Newton permettono di vedere la bellezza dell'universo attraverso lo spettro elettromagnetico e aiutano gli astronomi a capire il processo del ciclo di vita delle stelle.