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LISA Pathfinder è giunta al traguardo

La sonda ha raggiunto il primo punto di Lagrange, ad una distanza di 1.5 milioni di chilometri dalla Terra da dove, a partire dal 1° marzo, inizierà le sue osservazioni


Giorni decisivi per LISA Pathfinder:  dopo aver iniziato i test di collaudo sul Lisa Technology Package lo scorso 12 gennaio,  nella giornata di ieri è stato attivato il secondo payload scientifico il Disturbance Reduction System  (DRS), sviluppato dal Jet Propulsion Laboratory della  NASA, che servirà a controllare la posizione della sonda con una precisione del milionesimo di millimetro.  Oggi in tarda mattinata invece, l’ESA ha confermato con un tweet l’avvenuta separazione del modulo di propulsione da quello dei payload.


Il Disturbance Reduction System ( nell'immagine in basso a destra) utilizza propulsori micronewton colloidali, che operano applicando una carica elettrica a piccole gocce di liquido accelerandole attraverso un campo elettrico per poter controllare il movimento della sonda con la massima precisione possibile: è la prima volta che sensori simili vengono utilizzati a bordo di un veicolo spaziale. Questo livello di precisione è necessario per contrastare le  piccole forze che agiscono  sulla sonda, come la pressione della luce solare,  e per fare in modo che la sonda e la strumentazione al suo interno siano in quasi perfetta caduta libera.



La sperimentazione di sistemi come il DRS potrebbe apportare dei miglioramenti anche ad altre applicazioni spaziali quali telescopi che necessitano di estrema stabilità per le rilevazioni  o per i piccoli satelliti per la sincronizzazione degli schemi di volo.

 

Dopo il completamento della fase di separazione dei due moduli, LISA ha completato il suo viaggio verso l’orbita definitiva alle 12.30 del 22 gennaio, raggiungendo il punto L1 (il primo punto di Lagrange) distante 1,5 milioni di chilometri dalla Terra, mentre l’inizio delle operazioni scientifiche è previsto per il 1 marzo.

 

LISA Pathfinder è il precursore tecnologico dell’osservatorio spaziale di onde gravitazionali pianificato dall’ESA come terza grande missione nel suo programma scientifico Cosmic Vision. Ha come scopo quello di verificare la possibilità di mettere delle masse di prova in caduta libera nello spazio interplanetario, con la precisione senza precedenti necessaria all’osservatorio gravitazionale. Questo risultato è ottenuto attraverso un insieme di tecnologie innovative che comprende, fra le altre, i sensori inerziali, un sistema di metrologia laser e un sistema di controllo inerziale del satellite attraverso un sistema di micro-propulsori.

 

 La missione è stata realizzata con un importante contributo italiano  scientifico e tecnologico. I sensori inerziali, strumenti di alta precisione di fondamentale importanza per la sonda, sono stati realizzati dall’Agenzia Spaziale Italiana  con prime contractor  industriale CGS (Compagnia Generale per lo Spazio) su progetto scientifico dei ricercatori dell’Università di Trento con a capo il Principal Investigator Stefano Vitale, dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.