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L'ESA ha scelto FLEX

L'Earth Observation Program Board dell’Agenzia Spaziale Europea ha scelto la missione FLuorescence Explorer (FLEX) come ottava di Earth Explorer. Pubblicato il Bando per l'Advisory Group. Il lancio nel 2022

Sarà l’esploratore della fluorescenza FLEX la prossima missione di esplorazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea. La decisione è stata ufficializzata il 19 novembre scorso, nel corso dell’ultimo Earth Observation Program Board dell’ESA svoltosi a Parigi.

 

Accogliendo la raccomandazione dell’ESAC (Earth Science Advisory Committee), i Paesi Partecipanti al programma EOEP (Earth Observation Envelop Program) hanno infatti selezionato il progetto FLuorescence Explorer (FLEX) come ottava missione Earth Explorer (EE8). A breve distanza, il 23 novembre, è stato pubblicato il Bando ESA per l'Advisory Group

 

Si tratta di un risultato molto atteso dalla comunità scientifica italiana, peraltro rappresentata al livello del Mission Advisoy Board con il professor Francesco Miglietta (IBIMET-CNR). Un risultato, inoltre, fortemente auspicato in occasione dell’Information Day ESA Earth Observation Envelope Programme:  stato e opportunità per la comunità scientifica italiana tenutosi proprio nella sede dell’ASI il 13 maggio scorso.

 

La ‘mission’ di FLEX, innovativa e decisamente di grande interesse per la comunità dell’Osservazione della Terra, consisterà nello studiare la vegetazione attraverso misure di fluorescenza della clorofilla ad alta risoluzione spaziale. Dopo il lancio - al momento previsto nel 2022 - il satellite FLEX orbiterà in tandem con uno dei satelliti Copernicus Sentinel-3, per ottimizzare i sistemi di rilevazione e misurazione.

 

“Con la selezione di FLEX – ha commentato il direttore generale dell’ESA, Jan Woerner – gli stati membri dell’Agenzia continuano a mostrare la loro determinazione nel fornire alla comunità scientifica dati essenziali per poter meglio comprendere il nostro pianeta e allo stesso tempo servire a tutta la società”.

 

 

Nel 2009 FLEX era stata selezionata insieme alla missione CARBONSAT tra le trentuno proposte inviate in risposta alla Call for Mission Opportunity dell’ESA.

 

In questi anni le attività di studio e definizione (Fase A/B1) delle due missioni sono proseguite in parallelo. I risultati di questi studi sono stati presentati alla comunità scientifica in occasione dell’Earth Explorer-8 Selection User Consultation Meeting (UCM), tenutosi a Cracovia nel mese di settembre 2015. Successivamente l’Earth Science Advisory Committee (ESAC) ha raccomandato all’unanimità di proseguire con l’implementazione della missione FLEX, individuando nella imaging spectroscopy  un asset importante e strategico che trova applicazione in diverse aree: agricoltura, scienze forestali, pesca e ambiente marino, incendi, cambiamenti climatici (in particolare quelli che portano alla lenta mortalità della vegetazione), cambiamento degli ecosistemi e analisi della produttività: tutte aree di ricerca molto attive a livello nazionale

 

L’interesse italiano in FLEX è anche legato alla complementarietà con la missione iperspettrale PRISMA, che permetterà misure con buona risoluzione spaziale  per diagnosi più mirate e per meglio comprendere l’informazione di fluorescenza e fotosintesi.

 

Le attività della fase B2 del programma FLEX inizieranno nel 2016 e il lancio è previsto nel 2022.

 

La missione FLEX è dunque di grande interesse per la comunità italiana di Osservazione della Terra, sia per i suoi contenuti scientifici che perché incontra la nostra eccellenza tecnologica.

 

Nel Mission Advisoy Board di FLEX l’Italia è presente, come già detto, con il professor Francesco Miglietta, a testimonianza che l’eccellenza scientifica italiana in questo campo è riconosciuta in campo internazionale (visto che gli scienziati membri del MAG sono scelti dall’ESA),  mentre ancora un’azienda italiana, la SELEX, ha partecipato agli studi di fase A/B del payload in uno dei due raggruppamenti industriali che operavano in parallelo. 

 

Il prossimo step sarà il bando per la realizzazione della missione: c’è da augurarsi che l’Italia continui a giocare un ruolo di primo piano sia nella guida scientifica che nello sviluppo del payload e del satellite.