

12 Dic 2008
Sarà un Natale cosmico per Napoli. Dopo Genova e Milano, la navicella spaziale russa Soyuz, giunta in Italia in occasione del ventennale dell’ASI, atterra nel capoluogo partenopeo. Dal 22 dicembre sarà visitabile nel cortile del Palazzo Reale, in piazza Plebiscito. La cerimonia di inaugurazione, lunedì 22, vedrà la presenza del Sindaco Rosa Russo Jervolino, del Commissario Straordinario dell’ASI Enrico Saggese, e dell’astronauta italiano Roberto Vittori, protagonista nel 2002 e nel 2005 di due missioni spaziali sulla capsula russa. La Soyuz a Napoli sarà al al centro di un allestimento identico a quello realizzato al Festival della Scienza a Genova e a piazza San Carlo nel capoluogo lombardo. Qui i visitatori partenopei avranno la possibilità di aggiungersi alla lunga lista delle decine di migliaia di persone che a Milano e Genova hanno potuto vederla da vicino. Sotto la lanterna, la mostra dell’ASI è stata la principale protagonista di una manifestazione che ha accolto circa 250 mila visitatori, mentre a Milano oltre 45mila persone hanno fatto la fila in piazza San Carlo per ammirare da vicino la navicella russa.
La Soyuz resterà a Napoli fino all’11 gennaio: poi i portelloni si chiuderanno e la “capsula” Soyuz farà ritorno in Russia. Ma non certo per finire in un museo: per il momento, di mettere a riposo l’ormai ultraquarantenne velivolo spaziale (la prima missione risale al 1967) e i relativi lanciatori, infatti, non se ne parla.
La Soyuz: un po’ di storia
Se fosse ancora tra noi, il geniale ingegnere russo Sergei Korolev, papà della Soyuz e allievo dell’italiano Roberto Bartini, oggi avrebbe 101 anni: sempre meno delle tante missioni portate a termine da questa piccola ma efficientissima navicella spaziale. Il progetto Soyuz (in russo “Unione”) era stato sviluppato negli anni Sessanta come risposta sovietica al forte investimento deciso dall’amministrazione Kennedy nei voli verso la Luna. Mosca, che fino a quel momento era riuscita a tenere l’iniziativa nella corsa allo Spazio, era stata infatti battuta nella corsa alla Luna dal programma della Nasa Apollo. Gli americani arrivarono per primi con Neil Armstrong, e i sovietici finirono per cambiare strategia puntando al primato tecnologico nei voli a lunga permanenza e con il programma di stazioni orbitanti Salyut e Mir. La Soyuz divenne il “traghetto” spaziale tra la terra e le stazioni orbitanti: piccola e pesantissima (la capsula di rientro, quella che è adesso in Italia, è alta 2,10 metri, larga 2,20 e pesa 2,3 tonnellate), ha portato nello Spazio, tre alla volta, cosmonauti di tutto il mondo. Tra cui l’italiano Roberto Vittori, per ben due volte, nel 2002 con la missione “Marco Polo” e nel 2005 con la missione “Eneide”. Nel 2010 toccherà a Paolo Nespoli volare con la Soyuz per una missione di lunga durata, che lo porterà a rimanere sei mesi sulla ISS. La Soyuz, insomma, è anche parte integrante dell’avventura spaziale italiana.
Una delle fotografie più belle di questa storia è l’immagine dell’aggancio Soyuz-Apollo, la missione congiunta russo-americana, il 17 luglio 1975, con l’incontro dei cinque uomini di equipaggio in orbita dopo l’apertura dei portelli. Un’immagine che anticipava il più importante progetto di cooperazione mai intrapreso in campo scientifico e tecnologico: l’ISS, la Stazione spaziale internazionale, erede naturale delle conoscenze accumulate nel corso della lunga vita della Mir. Anche la Nasa aveva nel frattempo sviluppato il suo “traghetto”: lo Space Shuttle, inaugurato nel 1980 e a cui la Mir “aprì” già nel 1995. Ma nonostante questo, i servizi della flotta Soyuz non si sono praticamente mai interrotti. Anzi: quando nel 2011 con ogni probabilità i voli dello Space Shuttle cesseranno per raggiunti limiti di età, la navicella russa (e il suo lanciatore) resterà per almeno altri 3-4 anni l’unico mezzo di trasporto per raggiungere l’ISS.