

04 Nov 2011
Una potente millisecond pulsar è la nuova scoperta effettuata dal Large Area Telescope (LAT), l'"occhio" costruito in Italia della missione Fermi della NASA. Il risultato, in grado di sfidare le attuali teorie su come hanno origine questi oggetti cosmici, è stato conseguito da un team internazionale di ricercatori, al quale ha contribuito in modo rilevante il nostro paese. Grazie a Fermi è stato raggiunto anche un altro traguardo: un secondo team di esperti che opera sui dati raccolti dal LAT ha sviluppato un’innovativa e più funzionale tecnica di analisi dei dati, individuando nove gamma-ray pulsar.
Una pulsar è una stella di neutroni che emette energia elettromagnetica e costituisce l’elemento più vicino ad un buco nero che può essere osservato direttamente dagli astronomi. Questo oggetto cosmico potrebbe essere capace di schiacciare mezzo milione di volte la massa della Terra in una sfera non più grande di una città. Al telescopio spaziale Fermi contribuiscono l'Agenzia Spaziale Italiana, l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e l'Istuituto Nazionale di Astrofisica.
“Salgono a cento le pulsar rivelate dal telescopio a bordo dell’osservatorio Fermi, missione della NASA cui l’Italia, con l’ASI, l’INFN e l’INAF è il secondo contributore principale in una vasta collaborazione internazionale che vede coinvolti anche Giappone, Svezia, Francia e Germania” ha dichiarato Elisabetta Cavazzuti, Responsabile di progetto ASI per le attività di Fermi.
“L’osservatorio Fermi è, assieme ad AGILE (satellite italiano che ha ottenuto e sta ottenendo eccellenti risultati nello stesso campo scientifico di Fermi) - prosegue la Responsabile di progetto - un connubio perfettamente riuscito di due comunità scientifiche in partenza molto diverse, quella dei fisici delle particelle e quella degli astrofisici".
"L’ASI ha partecipato a questo successo con un rilevante contributo al cuore del telescopio LAT con l’INFN, con il supporto all’analisi scientifica con l’INAF e l’INFN e con il centro dati dell’Agenzia, l’ASI Science Data Center, che ospita una copia dei dati, partecipa alle attività di sviluppo del software di analisi dei dati e sviluppa strumenti innovativi di analisi comparata dei dati di Fermi con quelli di altre missioni spaziali" ha concluso l'esperta.