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La supernova che continua a brillare

A tre anni dall’esplosione la sua luminosità è ancora inaspettatamente forte. I risultati dello studio pubblicati sull’Astrophysical Journal

Tre anni dopo la sua esplosione, una supernova di tipo IA continua a brillare in modo inaspettatamente luminoso. E’ quanto scoperto dal telescopio spaziale Hubble che ha puntato i suoi occhi sulla galassia NGC 4424 situata a circa 50 milioni di anni luce di distanza. La scoperta pubblicata sull’ultimo numero dell’Astrophysical Journal  sembra suggerire che l’esplosione della supernova abbia prodotto un’abbondante quantità di cobalto pesante che da al calore prodotto dal decadimento nucleare un’energia maggiore.

 

Le ricerche condotte finora hanno dimostrato che l’esplosione di una supernova di questo tipo proviene da sistemi di stelle binarie, di cui una è una nana bianca, la cui massa è simile o lievemente superiore a quella del Sole. L’esplosione è il prodotto di una reazione termonucleare a catena che produce grandi quantità di elementi pesanti. La luce vista degli scienziati durante l’esplosione della supernova  proviene proprio dal decadimento radioattivo di un isotopo di nichel (56Ni) in uno di cobalto (56Co) per poi arrivare ad uno stabile di ferro  (56Fe). Sebbene il picco di luminosità sia stato raggiunto piuttosto velocemente e la maggior parte dei ricercatori abbia smesso di osservare la supernova dopo 100 giorni dall’inizio dell’esplosione, la luce ha continuato a brillare per anni.

 

 

Precedenti studi hanno previsto che circa 500 giorni dopo l'esplosione si dovrebbe notare un calo della luminosità, un fenomeno detto catastrofe a infrarossi . Non essendo riusciti ad osservare niente di simile nella supernova IA, un gruppo di astronomi dell’Australian National University ha imputato il mancato calo proprio al decadimento dell’isotopo di cobalto e all’extra dose di energia che esso apporta al fenomeno.

 

 

C’è anche una seconda ipotesi che si discosta da quella  del decadimento del cobalto: la luminosità in eccesso potrebbe essere dovuta a un fenomeno noto come “echi di luce”. Tale fenomeno si verifica quando la luce generata dall’esplosione viene a contatto con una nube di polveri che la  disperde in tutte le direzioni. In questo caso la luce dell’esplosione raggiungerebbe la Terra per due volte: la prima direttamente dalla supernova, mentre la seconda – molti anni dopo - per effetto dell’eco. Per poter escludere che si tratti di eco, si dovranno attendere osservazioni più dettagliate di supernovae di tipo IA più vicine al nostro pianeta.