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Verso la Ministeriale 2016

La sfida sui lanciatori

Un mese fa la Commissione Europea ha annunciato l’apertura di un'inchiesta approfondita sull'acquisizione di Arianespace da parte di Airbus Safran Launchers

Tra ii tanti dossier sul tavolo della Ministeriale 2016, quello dei lanciatori – un settore che da solo assorbe il 20% del budget dell’ESA* - sembra diventare di giorno in giorno il più complesso e interessante.

 

I ministri degli stati membri dell’Agenzia Spaziale Europea, chiamati tra otto mesi a Lucerna per la Conferenza biennale che di fatto definisce le strategie e le politiche spaziali del Vecchio Continente, dovranno confrontarsi con una situazione strutturalmente diversa da quella del 2014, sia in termini di governance che di competitività.

 

Soprattutto dopo la comparsa di nuovi player, nazionali e privati, che stanno ridisegnando profondamente confini e prospettive del primo ‘step’ di qualsiasi politica in questo settore: l’accesso allo Spazio. Abbastanza perché in Svizzera a dicembre non ci si possa limitare a “fare il tagliando” alla strategia Ariane6-VegaC decisa due anni fa.

 

Per restare alla cronaca più recente, il 26 febbraio scorso la Commissione Europea ha annunciato l’apertura di un'inchiesta approfondita sull'acquisizione di Arianespace, il consorzio che gestisce i lanci e i vettori europei, da parte di Airbus Safran Launchers (ASL,  jointventure costituita a dicembre 2014). Difficile dire no ad un colosso che da solo fattura poco meno di 99 miliardi di dollari**. Eppure Bruxelles l’ha fatto, almeno per ora, prendendosi tempo fino al 12 luglio per decidere se ASL potrà o meno acquisire la quota di Arianespace in mano al CNES (l’agenzia spaziale francese), passando così dal 28 al 63% del capitale.

 

A Bruxelles, dove in questi giorni proseguono le audizioni, si paventa una riduzione dell'innovazione e un aumento dei prezzi nei servizi di lancio. Ma soprattutto si temono le conseguenze che potrebbero derivare dall’affermazione di un sostanziale monopolista di queste dimensioni internazionali in un settore a fortissima committenza pubblica.

 

mercato globale dei lanciatori (ASD-Eurospace 2015)Tema su cui è più volte tornato Philippe Brunet, a capo del Direttorato industria e sviluppo della Commissione UE, rivendicando per Bruxelles – divenuta con i lanci dei satelliti Copernicus e Galileo (al momento valutati circa 835 milioni di euro) il primo ‘cliente’ di Arianespace - un ruolo più diretto e incisivo. Proprio lo scorso 12 gennaio, in occasione dell’ottava Space Conference tenutasi nella capitale belga, Brunet aveva sottolineato come "senza gli ordini che l’Unione Europea ha messo sul tavolo, non ci sarebbe nessun nuovo lanciatore".

 

(Nell'immagine qui a destra la ripartizione globale del mercato dei lanciatori per committenza, fonte: ASD - Eurospace 2015)

 

Nella stessa sede, il presidente dell’ASI Roberto Battiston aveva avvertito come l’Europa non possa “stare a guardare nella nuova corsa allo spazio”, rimarcando come “i cicli tecnologici siano sempre più rapidi e il fatto  che da noi non ci siano i venture capitalist all’americana o che abbiamo costi più alti rispetto ai cinesi, non è un buon motivo per stare alla finestra”.

 

L’Italia ha un ruolo di primo piano in questa partita, guadagnato con i successi del lanciatore VEGA costruito a Colleferro da Avio e divenuto ‘cardine’ dello sviluppo dei nuovi lanciatori europei. Poco più di un anno fa, solo per fare un esempio, Arianespace ha ordinato a ELV (controllata al 70% da Avio e per il resto da ASI) 10 lanci col piccolo vettore ‘made in Italy’ per quasi 260 milioni di euro. Non poco in un settore che, nel suo complesso, è valutato oltre 6 miliardi di euro e cresce a ritmi imponenti (+20% nel 2014 sul 2013, fonte: ESA).

 

Ma d’altra parte esiste, a fronte della crescita del colosso Airbus-Safran (che ha più volte manifestato interesse anche al controllo diretto di Avio) un rischio di marginalizzazione per il nostro paese. Al momento il ‘pacchetto’ di controllo dell’azienda di Colleferro, di cui Finmeccanica ha il 15% del capitale, è in mano al fondo britannico Cinvem, che ne controlla l'80% attraverso una fiduciaria in Lussemburgo e una serie di altri fondi.  “Cinvem – ha recentemente dichiarato Battiston – potrebbe ottenere un grande profitto vendendo Avio, anche ai nostri concorrenti” il che, ha sottolineato il presidente dell’ASI, “metterebbe a rischio un miliardo di investimenti pubblici e annullerebbe le capacità spaziali del nostro Paese”.

 

Tutto questo mentre ovunque si affacciano nuovi ‘player’ pubblici e privati, con i ‘vecchi’ protagonisti che non perdono comunque competitività. Così, mentre paesi come India e soprattutto Cina continuano a guadagnare terreno, la Russia mantiene un ruolo fondamentale con i sui due vettori Proton e Soyuz. Anzi: nonostante la forte riduzione di budget all’agenzia spaziale Roscosmos, Mosca sta anche sviluppando la serie di razzi ‘Angara’ per le orbite basse.

 

Ma il nome che fa più spesso capolino sulla stampa di settore è quello di SpaceX, la company del miliardario Usa Elon Musk impegnata nella sperimentazione dei vettori Falcon a rientro parziale controllato (con recupero del primo stadio): una frontiera che potrebbe mettere fortemente in discussione le strategie di sviluppo dell’Ariane 6. Come peraltro dichiarato dallo stesso direttore generale ESA, Jan Woerner. “La riusabilità dei razzi - ha detto il numero uno dell’Agenzia spaziale Europea proprio a Roma poco più di un mese fa -  è sicuramente uno degli argomenti di cui più si discute, ma non l’unico, per capire come migliorare i nostri vettori e quali sono le sfide che abbiamo davanti, anche nel campo della competizione commerciale”. 

 

 

 

*1051,2 milioni euro sul bilancio 2016, fonte: ESA

**80,6 Airbus e 18,3 Safran, fonte: Flightglobal.com con PricewaterhouseCoopers).