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La misteriosa “morte” degli asteroidi

Un nuovo modello dei near-Earth-objects, gli oggetti che orbitano vicino alla Terra, spiega per la prima volta dove avviene la distruzione degli asteroidi: non sul Sole come prima si pensava, ma più lontano. I risultati pubblicati su Nature

Che fine fanno gli asteroidi che si avvicinano alla Terra? L’impatto con la nostra atmosfera è un evento rarissimo, nonostante alcune significative eccezioni come il recente caso del meteorite di Chelyabinsk.

 

La maggior parte degli asteroidi viene invece distrutta prima di raggiungere il nostro pianeta, a seguito di un drammatico urto contro il Sole – o almeno così si pensava.

 

Ma un nuovo studio appena pubblicato su Nature rivela una scoperta sorprendente: la “morte” degli asteroidi e di altri oggetti simili che si avvicinano al nostro pianeta avviene in una zona molto più lontana dal Sole.

 

La teoria è stata elaborata da un gruppo di ricercatori da Finlandia, Francia, Stati Uniti e Repubblica Ceca. Il team di scienziati ha sviluppato un modello dei cosiddetti near-Earth-objects (NEO), asteroidi e meteoriti che orbitano vicino alla Terra e che costituiscono quindi un potenziale pericolo.  

 

Un asteroide è classificato come NEO se il punto della sua orbita più vicino al Sole è minore di 1,3 volte la distanza media Terra-Sole. Il modello descritto su Nature mostra la distribuzione orbitale dei NEO, stimandone la quantità e le dimensioni. In particolare, il gruppo di ricerca ha utilizzato le proprietà di quasi 9.000 NEO rilevati in circa 100.000 immagini acquisite nel corso di 8 anni dal Catalina Sky Survey (CSS) vicino a Tucson, Arizona.

 

Robert Jedicke dell’Università delle Hawaii e co-autore dello studio è il responsabile dello sviluppo del software che ha calcolato la probabilità degli asteroidi con orbite differenti di essere effettivamente individuati dal Catalina Sky Survey. Incrociando i dati del CSS con i dati teorici, Jedicke e colleghi hanno così ottenuto il modello dei near-Earth-objects più accurato mai elaborato fino a oggi.

 

Ma c’era un problema macroscopico. Secondo il modello, gli oggetti che rispondevano ai requisiti dei NEO dovevano essere circa 10 volte di più.

 

Un dato inspiegabile data la precisione dei calcoli del gruppo di ricerca, che dopo aver trascorso un anno a ricontrollare l’intero lavoro è giunto alla conclusione che il problema non stava nella loro analisi, ma nel punto di partenza. Il Sistema Solare probabilmente non funzionava esattamente come pensavano: in particolare, forse non era il Sole il responsabile della distruzione degli asteroidi.

 

Da qui l’ipotesi: i NEO potrebbero subire l’impatto fatale nel loro percorso di avvicinamento al Sole, ma molto prima di raggiungerlo. Improvvisamente, tutti i calcoli tornavano: implementando questa ipotesi nel modello, i ricercatori hanno trovato che il numero di asteroidi tornava coerente con i dati osservati.

 

Resta da capire il processo esatto che porta alla “morte” degli asteroidi prima che possano raggiungere il nostro pianeta. Ma intanto questa teoria, oltre a cambiare radicalmente l’attuale conoscenza sulla distribuzione dei NEO, potrebbe anche spiegare altre discrepanze tra le osservazioni e le previsioni sul comportamento dei piccoli oggetti nel nostro Sistema Solare.

 

“L’aspetto più interessante – commenta Mikael Granvik, primo autore dello studio pubblicato su Nature – è che sarà ora possibile testare altri modelli di asteroidi semplicemente tenendo traccia delle loro orbite e dimensioni. Quando abbiamo iniziato a costruire il nuovo modello dei NEO, questo risultato era del tutto inaspettato”.