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Il fascino dell’infrarosso

Prima immagine di HERSCHEL, che studierà una banda elettromagnetica ancora poco esplorata

24 Giu 2009

Visto nell’infrarosso, l’Universo ha tutto un altro volto. Basta dare un’occhiata alla prima immagine scattata dal satellite HERSCHEL, che ha appena acceso i suoi strumenti, per avere la percezione di quanta parte del cosmo sia ancora in ombra, invisibile ai telescopi ottici, e quanta luce potrà fare la nuova generazione di satelliti infrarossi, di cui HERSCHEL è attualmente la punta di diamante.


Il satellite dell’ESA ha spalancato gli “occhi” lo scorso 14 giugno, a un mese esatto dal lancio avvenuto in tandem con il satellite PLANCK dalla base di Kourou. Raggiunta la destinazione finale nel punto lagrangiano L2, a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra, è stato aperto il criostato che tappava gli strumenti e il gigantesco specchio di 3,5 metri di diametro ha catturato la prima luce dal cosmo. Nonostante il satellite si trovi ancora nella fase di commissioning, che di fatto precede l’acquisizione delle immagini scientifiche vere e proprie, il potente “teleobiettivo” di HERSCHEL è riuscito a immortalare una famosa galassia a spirale, la M51 o Galassia Vortice.

 

La galassia Vortice si trova nella costellazione dei “Cani da caccia”, a circa 35 milioni di anni luce, ed è nota anche con la sigla M51 perché fu osservata per la prima volta da Charles Messier nel 1773. Era già stata fotografata nella banda infrarossa dal satellite SPITZER della NASA nel 2003, e il confronto tra le immagini dimostra in modo lampante la superiorità di Herschel rispetto alle missioni precedenti.

Lo scatto di Spitzer è in bianco e nero, sfocato e dai contorni indefiniti, quello ottenuto con lo strumento PACS (Photodetector Array Camera and Spectrometer) a bordo di HERSCHEL è a tre colori, estremamente nitido e dettagliato.

HERSCHEL è attualmente la punta di diamante tra gli osservatori spaziali nella banda dell’infrarosso, una banda ancora largamente inesplorata che permetterà di osservare alcuni degli oggetti più freddi e lontani dell’Universo. Se le principali agenzie spaziali del mondo stanno puntando su questa banda di frequenza per scandagliare il cielo, è perché la maggior parte dell’Universo ancora inesplorato è visibile in questa banda elettromagnetica. L’infrarosso ha la capacità di penetrare le nubi di polvere, che circondano le galassie più antiche e le stelle in formazione. Permette quindi di entrare in zone altrimenti “off limits” per i telescopi ottici. Non a caso sarà un telescopio a infrarossi, il James Webb Telescope, il successore di Hubble.
HERSCHEL, il più grande telescopio infrarosso mai mandato in orbita, osserverà nelle lunghezze d'onda che vanno dal lontano infrarosso fino al sub millimetrico, coprendo quindi anche una parte della bada infrarossa di fatto mai osservate prima.
Prima di HERSCHEL, le missioni spaziali che hanno esplorato la banda infrarossa avevano tutte specchi più piccoli, inferiori agli 80 centimetri di diametro. Nel 1983 c’è stata la missione pionieristica IRAS (Infrared Astronomical Satellite) che ha rilevato circa 350 mila sorgenti infrarosse. Poi è stata la volta, nel 1995, del satellite europeo ISO (Infrared Space Observatory) e, più recentemente, grazie alla quale sono stati fatti importanti studi sulle regioni cosmiche immerse in nubi di polveri. È stata quindi la vota della missione SPITZER della NASA nel 2003 e del satellite il giapponese AKARI nel 2006. HERSCHEL riuscirà a vedere molto di più e molto più in dettaglio di quanto abbiano fatto i suoi predecessori, tanto che si stima che ci vorranno almeno 10 anni prima di costruire uno strumento migliore.