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Il silenzio di Philae

Ancora nessuna risposta al comando inviato da Rosetta il 10 gennaio scorso. L’ultimo contatto col lander  risale ormai  ad oltre sei mesi fa

Sembra crescere, soprattutto sui media, la preoccupazione per le sorti di Philae - il piccolo lander di Rosetta che poco più di un anno fa ci regalò la straordinaria emozione del primo atterraggio della storia su una cometa. La ragione fondamentale è che il 10 gennaio scorso la sonda ha inviato un comando particolare al lander, l’inedita richiesta di attivare la flywheel (la ruota di inerzia) e non è ancora arrivata una risposta.

 

In realtà, però, non siamo davanti ad una situazione inedita. Perché è da oltre sei mesi – dai 12 minuti di contatto stabiliti il 9 luglio scorso, durante i quali ricevemmo una ricchissima quantità di dati che accese speranze presto disilluse – che Philae non risponde alle quasi quotidiane richieste di Rosetta.

 

La differenza, adesso, è però che con il progressivo allontanamento dal sole diminuiscono in modo esponenziale le possibilità che ‘qualcosa’ succeda: si stanno cioè raggiungendo le condizioni teoriche per cui nel luogo (sconosciuto) in cui Philae giace dal 12 novembre 2014 l’illuminazione sui pannelli solari non sia più in grado di fornire la potenza minima necessaria all’accensione del computer di bordo. In poche parole, il sistema di comunicazione del lander  finirebbe per non avere comunque energia sufficiente per attivarsi, decretando la fine sostanziale della sua missione.

 

la cometa e il landerAd ogni modo, fino al 21 gennaio la sonda, orbitando attorno a 67/P-G avrà due possibilità al giorno di intercettare segnali da Philae. Dopo quella data Rosetta assumerà per un po’ di tempo una posizione diversa, a sud, e anche se il lander dovesse rispondere non potrebbe più ‘sentirlo’.

 

Ma torniamo al 10 gennaio scorso, quando il team della DLR diColonia - responsabile delle attività di Philae - ha inviato il comando di attivazione della flywheel (nell'immagine in basso a sinistra è rappresentato il contenitore che la ospita): si tratta di una sorta di volano, inizialmente  pensato per stabilizzare l’assetto del lander durante la discesa sulla cometa.

 

Il comando è stato impartito una sola volta, per evitare che – trattandosi di una operazione che ha dei rischi – Philae possa eseguirla appunto più di una volta.

 


“l team responsabile per la pianificazione delle operazioni scientifiche ha proposto di tentare di muovere il lander”  spiega Mario Salatti, co-program manager del lander Philae  per l’Agenzia Spaziale Italiana.  "L’intento è quello di 'smuovere' una situazione per certi versi incompresa, nella speranza di migliorare le condizioni di comunicazione tra Philae e Rosetta. Il management ha acconsentito che venisse impartito il comando di mettere in rotazione la ruota d’inerzia presente a bordo".

 

la freewheelQuesto dispositivo è stato fondamentale per garantire che Philae toccasse la superficie della cometa nell’assetto opportuno, ovvero con le 3 “zampe” parallele al terreno fornendo un momento angolare attorno all’asse verticale del modulo durante la fare di discesa.

 


"Mettere in rotazione nuovamente questo dispositivo - spiega ancora Salatti - ha degli effetti non prevedibili con esattezza: secondo il principio di 'azione e reazione', il corpo di Philae riceverà una coppia di rotazione nella direzione opposta che potrebbe sollevarlo ponendolo in una diversa posizione che ne potrebbe migliorare l’esposizione alla radiazione solare, oppure, se sufficiente a scuoterlo, tale movimento potrebbe rimuovere l’eventuale polvere depositata sui pannelli solarirendendo più efficiente la produzione di potenza elettrica".  

 

"Ovviamente, esiste la possibilità che gli effetti di tale manovra siano controproducenti; inoltre non si ha certezza del fatto che tale comando venga ricevuto e dunque eseguito, stante il dubbio stato di efficienza del sistema di comunicazione di bordo, ma i responsabili della missione ritengono che una manovra del genere vada comunque tentata".

 

Parallelamente, lo strumento di Rosetta OSIRIS è stato riprogrammato in modo da riprendere scatti dell’area in cui si suppone si trovi il lander e cogliere eventuali segni dell’esecuzione del comando impartito (come sollevazioni di polveri o altro).