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Il Pianeta Rosso in Etiopia

Il cratere del Monte Dallol ricorda la superficie e l'atmosfera di Marte. Uno studio congiunto vede le Università di Bologna e Mekelle alla ricerca di forme di vita in grado di svilupparsi in condizioni estreme

A poco meno di un mese dal lancio di ExoMars, la missione di esplorazione di Marte che vede la collaborazione di ESA e Roscomsos e la significativa partecipazione del nostro paese attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana, il Pianeta Rosso è sempre sotto i riflettori. 

Questa volta le attività di ricerca su Marte puntano verso una delle regioni più inospitali della Terra, un angolo del Corno d’Africa con caratteristiche climatiche e geologiche che evocano scenari marziani. Stiamo parlando della Dancalia, una regione dell’Etiopia al confine con l’Eritrea che si estende al di sotto del livello del mare e ospita la caldera del Monte Dallol (a sinistra). 

Questo remoto cratere vulcanico è salito recentemente alla ribalta per la campagna di ricerca condotta dal Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna “Alma Mater” in collaborazione con l’ateneo etiope di Mekelle.

 

Un cratere di Marte (Credits: NASA) Le attività di studio, che comprendono anche campagne di campionamento geomicrobiologico, si svolgono nell’ambito di un accordo quadro tra le due istituzioni e vedono coinvolti attivamente ricercatori e studenti. 

Vapori di cloro e zolfo, temperature che superano i 60°C e una quota di -125 metri rispetto al livello del mare rendono il Monte Dallol l’habitat ideale per andare alla ricerca di organismi capaci di svilupparsi e sopravvivere in un contesto che presenta caratteristiche simili all’ambiente ostile di Marte (a destra), ma anche alle condizioni in cui si trovava la Terra miliardi di anni fa.

La situazione del Dallol, quindi, potrebbe dare luogo alla formazione di preziose nicchie ecologiche

Lo sguardo degli studiosi è puntato anche su un’altra peculiarità della zona, vale a dire i vasti depositi di sale che costituiscono un utile termine di paragone per comprendere l’origine di analoghi sedimenti individuati sul Pianeta Rosso. Questi accumuli ‘marziani’ di cloruro di sodio sono ritenuti la prova dell’evaporazione di abbondanti masse di acqua salata che avrebbero potuto ospitare forme di vita.