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Il grande giorno di Rosetta

Dopo 31 mesi di ibernazione, il segnale a lungo atteso è stato ricevuto alle 19.18 dal centro ESOC di Darmstadt che ha poi annunciato il risveglio della sonda attraverso l’account Twitter dedicato alla missione. Guarda il servizio

L’attesa è finita. Alle 19 e 18 di ieri sera (ora italiana, le 18:18 GMT) la sonda Rosetta ha finalmente inviato il suo segnale al pianeta Terra, regalando agli scienziati e ai tanti appassionati della missione la prova definitiva del suo risveglio. "La tensione è stata davvero tanta - ha commentato a caldo Enrico Flamini, Chief Scientist ASI - ma adesso la soddisfazione è al massimo. Ora ci godiamo il momento, nei prossimi giorni avremo modo di capire se è tutto a posto".

A partire dalle 21 e 34  l'antenna dellla stazione di New Norcia, situata nella parte occidentale dell'Australia ha iniziato a seguire la sonda.

La prima fase del risveglio è cominciata intorno alle 10 di ieri mattina, quando l'orologio interno l'ha ridestata da 31 mesi di sonno. Subito dopo Rosetta ha compiuto una rotazione su se stessa per poter dirigere verso il nostro pianeta la sua antenna, in modo da comunicare con le due "grandi orecchie" che da Terra la stavano aspettando: la stazione di Goldstone della NASA, in California, nel deserto del Mojave, e il Canberra Deep Space Communication Complex, in Australia.

Ed è stato proprio quest'ultimo a captare il segnale, quando ormai mancava una manciata di minuti alla chiusura della finestra e qualcuno cominciava a disperare. Comunicandolo immediatamente al centro di controllo ESOC dell’ESA, a Darmstadt. E via Twitter, e internet, al mondo intero.


“Rosetta è una grande sfida, la più difficile mai intrapresa nella storia del volo spaziale –  ha affermato Thomas Reiter  direttore  del Volo Umano all’ESA  durante l’evento a Darmstadt che ha coperto da questa mattina tutte le fasi del risveglio – vogliamo ringraziare tutti i nostri partner per il supporto che ci hanno dato in questi dieci anni di missione”.

In tanti hanno brindato questa sera, da Roma a Parigi, da Darmstadt alla California e all'Australia. Anche i tantissimi appassionati che hanno aderito con entusiasmo al contest organizzato dall'ESA "Wake up Rosetta", promosso - tra gli altri - dall'artista inglese Tasmin Archer (e più di qualcuno avrà giustamente intonato la sua celebre "Sleeping Satellite"...). 

Ma la giornata di oggi, se segna l'atteso ritorno delle comunicazioni di Rosetta e solleva molti dal timore che restasse a dormire, rappresenta solo un altro passo della missione: la prossima sfida è prevista per il mese di aprile quando è previsto  il check up degli strumenti e dei sottosistemi a bordo.

La sonda dell’ESA, lanciata nel 2004 e realizzata grazie ad un rilevantissimo contributo dell'Agenzia Spaziale Italiana, è attualmente in viaggio nello spazio profondo, in attesa di raggiungere la sua meta finale: la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.

Rosetta è composta da un orbiter, dove sono situati i sensori per gli esperimenti di remote sensing e da un lander, chiamato Philae, che verrà rilasciato sulla superficie della cometa per effettuare una serie di misure delle caratteristiche fisiche della superficie e per studiare la struttura interna del nucleo.

Il principale obiettivo scientifico della missione è la comprensione dell’origine delle comete e delle relazioni tra la loro composizione e la materia interstellare, per potere risalire alle origini del Sistema solare, che la sonda ha già viaggiato in lungo e in largo. Un obbiettivo ambizioso, cui corrispondono nomi adeguati: Rosetta e Philae sono infatti rispettivamente un omaggio alla stele e all'obelisco (ritrovato sulla omoniva isola del Nilo) che hanno dato un contributo fondamentale alla decifrazione dei geroglifici egiziani.

Rosetta ha orbitato intorno al Sole cinque volte e, nell’arco di sette anni, ha già sorvolato tre volte la TerraMarte nel febbraio 2007 e ben due asteroidi: 2867 Šteins, il 5 settembre 2008, e 21 Lutetia, il 10 luglio 2010.

A luglio 2011 è iniziata la sua avventura in “solitaria”: è stata messa a riposo mentre si muoveva verso l’orbita di Giove, dopo aver completato l’allineamento con la cometa. Rosetta dovrà percorrere ancora 9 milioni di chilometri per raggiungere il suo obbiettivo e solo ai primi di maggio si troverà a circa 2 milioni di chilometri di distanza.

Successivamente cominceranno le manovre per l’allineamento all’orbita della cometa e si preparerà alla sua mappatura (l’esatta forma della cometa è ad oggi sconosciuta). Il rendez-vous avverrà ad agosto. Una volta incontrata la cometa, i ricercatori a terra riceveranno migliaia di immagini, che permetteranno di aggiustare la traiettoria per il lancio del lander.

L’atterraggio di questo, previsto per novembre, costituirà un evento di importanza fondamentale poiché per la prima volta alcuni strumenti costruiti dall’uomo atterreranno su una cometa. Philae si ancorerà alla superficie grazie a due arpioni che ne impediranno il rimbalzo in orbita.

Da quel momento in poi cominceranno i veri e propri esperimenti: una trivella scaverà fino a 20 centimetri dalla superficie per raccogliere una serie dicampioni che verranno poi analizzati a bordo.

La partecipazione italiana alla missione consiste di tre strumenti scientifici dell’orbiter: VIRTIS (Visual InfraRed and Thermal Imaging Spectrometer) il cui PI è Fabrizio Capaccioni dell’IAPS (INAF Roma), GIADA (Grain Impact Analyser and Dust Accumulator) il cui PI è Alessandra Rotundi (dell’Università Parthenope di Napoli), e la WAC (Wide Angle Camera) di OSIRIS del prof. Cesare Barbieri dell’università di Padova.

A bordo del lander, è italiano il sistema di acquisizione e distribuzione dei campioni (SD2), il cui PI è la prof.ssa Amalia Ercoli Finzi del Politecnico di Milano, ed il sottosistema dei pannelli solari.La fine della missione, è prevista per l’ultima parte del 2015: una volta completate le indagini sulle caratteristiche della cometa,Rosetta (con il lander Philae, che si poserà sul nucleo a novembre) scorterà 67P/Churyumov-Gerasimenko verso il Sole. Raggiungeranno il perielio ad agosto, poi proseguiranno sempre insieme nella traiettoria di allontanamento. La sonda dovrebbe quindi smettere di mandare dati a Terra a dicembre 2015.