

05 Ott 2009
Stelle di ogni età, tante, in una parte della nostra galassia che fino a ieri si riteneva fredda ed inattiva: le hanno scoperte gli strumenti Spire e Pacs, gli occhi del telescopio dell’ESA Herschel. E le immagini sono così spettacolari che a Parigi hanno deciso di renderle immediatamente pubbliche. “L’impatto emotivo è stato eccezionale” spiega Sergio Molinari, ricercatore italiano dell’IFS (Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario, parte dell'INAF) che in questa vicenda ha un ruolo di primo piano. Molinari è infatti il Principal Investigator dell’unico programma a guida italiana tra i venti “Key Project” osservativi selezionati dall’ESA. Il programma si chiama Hi-Gal (Herschel infrared Galctic plain survey), all’interno del quale c’è un determinante contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana, ed è appunto quello che ha fatto la scoperta delle cosiddette “perle”.

“Poter vedere in una singola immagine reale – spiega Molinari - l’intero ciclo vitale della materia nella galassia, esattamente come viene rappresentato in teoria, dalle nubi diffuse a quelle compatte via via fino alle fasi finali dell’evoluzione stellare, è stata un’esperienza davvero sorprendente”. Gli 'occhi' di Herschel si sono rivolti verso la costellazione della Croce del Sud. I due strumenti, Spire e Pacs, sono stati per la prima volta utilizzati contemporaneamente, mostrando la struttura dell'area investigata con una risoluzione mai vista prima, e permettendo agli scienziati di raccogliere una grande quantità di dati come massa, temperatura e composizione della materia presente. Molinari non le ha chiamate “collane di stelle” ma più precisamente “labirinti di filamenti con catene di embrioni di stelle in varie fasi evolutive”. L’esperimento è appena all’inizio, ma fornisce già una solida prova che la nostra galassia forgia continuamente nuove generazioni di stelle.