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Gli occhi di GRIPS sul sole antartico

Ideato per studiare i brillamenti solari, lo strumento della NASA ha preso il volo su un pallone stratosferico lo scorso 18 gennaio

Scenografico fenomeno connesso all’attività del Sole, i brillamenti solari o solar flares sono nel mirino dello strumento GRIPS (Gamma-Ray Imager/Polarimeter for Solar flares) della NASA

Librandosi sulle lande ghiacciate del Polo Sud, a bordo di un pallone stratosferico, GRIPS ha iniziato il suo compito il 18 gennaio ed ora ha puntato lo sguardo soprattutto sulle emissioni di radiazioni gamma prodotte dai flares.  

La preparazione dell’esperimento è iniziata qualche mese fa, quando il team di ricercatori della missione ha raggiunto la base McMurdo in Antartide dove ha assemblato e testato GRIPS

Lo strumento sarà in volo in arco di tempo compreso tra 14 e 55 giorni e osserverà il fenomeno con una precisione tre volte superiore rispetto ad altre apparecchiature utilizzate precedentemente, come ha precisato Albert Shih del Goddard Space Center della NASA, project scientist della missione. 

Solar flare (Credits: NASA) I solar flares sono originati da cambiamenti nei campi magnetici dell’atmosfera del Sole, che danno luogo a potenti campi elettrici.

Questa situazione produce delle eruzioni di materia (dette filamenti) nella corona solare che possono creare problemi alle attività spaziali.

Infatti, le particelle derivanti dai flares possono essere pericolose non solo per i satelliti in orbita, che sono sensibili a radiazioni ad alta potenza, ma soprattutto per gli astronauti

Il fattore brillamenti può diventare di importanza cruciale nell’eventualità di future missioni su Marte. Infatti, la possibilità di prevedere l’andamento delle attività solari potrebbe preservare gli astronauti dall’esposizione a radiazioni fortemente nocive. 

L’uso di palloni stratosferici per questo tipo di missioni risulta molto vantaggioso per i bassi costi e la possibilità di fare misurazioni altrimenti impossibili da Terra. Nel caso specifico di GRIPS, lo svolgimento della missione durante l’estate antartica, caratterizzata da un vento circolare sul continente, cieli sereni e luce 24 ore su 24 per diverse settimane, massimizza l’efficacia nell’osservazione del Sole.