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GALILEO: il GPS ‘made in Europe’ c’è

Un successo il primo test pubblico alla base del Fucino: il segnale è arrivato puntuale e con una precisione accuratissima. Patto ASI per un ‘Polo Universitario’ aerospaziale tra Abruzzo, Marche e Lazio

A dieci anni dall’avvio ufficiale, la più grande infrastruttura spaziale concepita dall’Europa ha dato il suo primo, attesissimo, reale segno di vita. Che è arrivato forte e deciso, alla sede di Telespazio della Piana del Fucino, in Abruzzo. Qui si trova una delle due stazioni di ricezione di GALILEO  (l’altra è vicino a Monaco di Baviera), l’innovativo sistema di navigazione e telerilevamento satellitare civile europeo voluto per ‘affrancare’ il Vecchio Continente e i suoi partner dalla dipendenza dal GPS ‘made in USA’.

   
Attualmente sono in orbita solo 4 dei 30 satelliti previsti a regime, ma il test di ieri era importantissimo. E ha dato le conferme sperate. Il primo segnale in chiaro e criptato di GALILEO è arrivato puntuale alle 16:32, dando prova di una precisione e affidabilità straordinarie in confronto a sistemi come il GPS.  Il parterre era quello delle grandi occasioni e ad un certo punto è anche arrivato un messaggio del premier Enrico Letta che parlava di “intuzione UE e opportunità di sviluppo”. C’erano, tra gli altri, i ministri Flavio Zanonato e Maria Chiara Carrozza; il vicepresidente della Commissione Europea Antonio Tajani e il presidente della regione Abruzzo Gianni Chiodi; il direttore generale di Finmeccanica Alessandro Pansa e, naturalmente, il presidente dell’ASI Enrico Saggese.

“Galileo – ha commentato proprio Saggese - segna oggi un passo importante e apre la strada alla sua concreta applicazione”. “L’Agenzia Spaziale Italiana – ha proseguito il numero uno dell’ASI -  ha da sempre creduto in questo grande progetto europeo per sostenere il sistema nazionale dell’industria e della ricerca  e per accrescere le ricadute e i benefici per i cittadini, non solo in Europa ma in tutto il mondo”. “Una grande sfida dell’Europa al mondo – ha chiosato Tajani – per dimostrare la sua competitività”.

I risvolti sociali ed economici del programma sono potenzialmente enormi. Il giro d’affari mondiale attorno ai prodotti di telenavigazione è stimato intorno ai 125 miliardi di euro ed è destinato a sfiorare i 250 miliardi quando GALILEO sarà a regime, nel 2020, con la messa in orbita dei 26 satelliti mancanti per completare la costellazione. Ma i primi servizi commerciali potranno essere erogati già dal 2015.

Un sfida che è in gran parte proprio italiana: perché nel Fucino si trova la principale base di Terra, perché in Italia il sistema è stato ideato e in Italia (Selenia, Roma) sono stati assemblati i primi 4 satelliti. “L’importanza di Galileo e del centro del  Fucino – ha aggiunto Saggese - dimostrano come l’Italia saprà mantenere la sua leadership nel settore spaziale, che è un settore ad elevato tasso di innovazione e di alto ritorno tecnologico ed economico”.

A questo proposito, è significativo che sempre ieri, ma in mattinata, sia stata annunciata una importante iniziativa nel settore universitario: l’attivazione di un dottorato di ricerca in alta Formazione aerospaziale tra Lazio, Abruzzo e Marche, proprio attorno al Centro di TeleSpazio del Fucino. Ad Avezzano, per l’occasione, c’erano oltre ad Enrico Saggese, i rappresentanti delle Università di Teramo, dell’Aquila, di Roma Tor Vergata e del Politecnico delle Marche.  Si partirà in autunno, concretamente, con 18 allievi. “La Marsica – ha commentato Saggese – può fare il salto di qualità se saprà al meglio le ingenti risorse messe in campo dall’UE per GALILEO”.