

20 Feb 2009
La notizia è stata appena pubblicata su Science: a 12 miliardi di anni luce dalla Terra si è verificata la più potente esplosione mai avvenuta nell’universo a memoria d’uomo. Un lampo gamma ad altissima energia (Gamma Ray Burst, GRB) risultato di una catastrofe cosmica, il rapidissimo e violento collasso di una stella e la conseguente formazione di un buco nero. A rilevarlo, è stato il satellite della NASA Fermi, frutto di una collaborazione internazionale in cui hanno un ruolo di primissimo piano l’ASI, l’INFN (Istituto nazionale di fisica nucleare) e l’INAF (Istituto nazionale di astrofisica). E’ proprio il “cuore” tutto italiano di Fermi, il LAT (Large Area Telescope, rilevatore di fotoni gamma), che il 16 settembre del 2008 ha “fotografato” quello che è stato classificato come GRB 080916C (si tratta del terzo evento visto quel giorno da tutta la flotta dei satelliti X e gamma operativi). Ed è proprio la sezione di Pisa dell’INFN che ha progettato e assemblato nei propri laboratori il LAT.
"Un getto di materia altamente ionizzato si è propagato nel cosmo a una velocità prossima a quella della luce" spiega Ronaldo Bellazzini, responsabile dell'esperimento Fermi per l'INFN. Dopo qualche minuto, la sorgente si è spenta lasciando solo una debolissima eco che per alcuni giorni è stata rivelabile solo dai più sensibili telescopi terrestri e spaziali. Il lampo è stato registrato con un ritardo di 5 secondi che "su un viaggio di 12 miliardi di anni luce può sembrare insignificante" dice Patrizia Canaveo, reponsabile del progetto Fermi per l'INAF, "invece è un dato importante che si sta rvelando una caratteristica comune dei raggi gamma".
Non si sa ancora se, per spiegare questo ritardo, ci si appellerà a fenomeni astrofosici conosciuti o occorrerà ricorrere a teorie come la Gravità quantistica. Ma è probabile che sia necessario attendere che altri lampi con caratteristiche analoghe a questo siano misurati per poter portare la discussione su di un terreno solido e condiviso. ''E' per questo motivo'', commenta il responsabile dell’ASI Science Data Center Paolo Giommi ''che già da tempo sono attive, 24 ore su 24, delle squadre di ricercatori internazionali che hanno il compito di cogliere e analizzare in tempo quasi reale questi eventi. Questo permette di allertare nel più breve tempo possibile i telescopi che possono essere puntati rapidamente nella direzione di queste esplosioni, aggiungendo informazioni preziose per la comprensione di questi fenomeni”.