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EVA col brivido per Kopra

Acqua nel casco dell'astronauta USA, che ha dovuto interrompere in anticipo la prima EVA dell'anno col collega Peake. Incidente ricorda quello accaduto nel 2013 a Luca Parmitano

 

Astro_luca, qual è la situazione più pericolosa che può verificarsi durante una passeggiata spaziale?” “Non saprei. Forse una perdita d’acqua?”

 

Questa conversazione avviene venerdì 15 gennaio su Twitter e a rispondere è l’astronauta italiano Luca Parmitano, sui social conosciuto come astro_luca, che a volte dedica il suo tempo a soddisfare le curiosità degli appassionati di spazio durante un appuntamento online che ha preso il nome di #askLuca.

 

Ma proprio mentre Parmitano scrive ai suoi fan, il collega statunitense Tim Kopra in missione sulla ISS deve interrompere il suo lavoro nello Spazio proprio a causa di una infiltrazione d’acqua nel casco.

 

La notizia viene subito data dalla NASA che, sempre su Twitter, annuncia di aver fatto rientrare in anticipo, per ragioni di sicurezza, Tim Kopra e il collega Tim Peake, impegnati nella prima EVA (Extra Vehivular Activity) del 2016. Che invece era cominciata sotto i migliori auspici, con Peake che - primo astronauta britannico nella storia ad effettuare una EVA - appena uscito dalla ISS intorno alle 14 (ora italiana) diceva emozionatissimo  "E' un bellissimo tramonto!".

 

Kopra durante l'EVAI due stavano eseguendo una riparazione a un modulo elettrico all’esterno della stazione spaziale, quando proprio Kopra ha segnalato la presenza di acqua nel suo casco.

 

A quel punto l'attività extraveicolare è stata immediatamente interrotta, terminando dopo 4 ore e 10 minuti contro le 6 previste. Kopra ha riferito in seguito di che la goccia d’acqua nel suo casco si era allargata di quasi 10 centimetri, ma ha anche tranquillizato tutti assicurando di sentirsi bene.

 

Un rischio potenzialmente molto grande, come ricorda Luca Parmitano, forse il peggiore che si può incontrare durante una 'passeggiata spaziale'. E nessuno lo sa meglio di lui: il tweet di astro_luca infatti non si riferisce soltanto all’incidente di Kopra, ma richiama probabilmente l’esperienza che ha visto protagonista proprio lo stesso Parmitano durante la sua missione sulla ISS nel 2013

 

In quel caso la situazione era stata ben più drammatica, perché l’astronauta italiano aveva letteralmente corso il rischio di affogare nello spazio. Era il 16 luglio 2013 e Parmitano stava affrontando la sua seconda EVA. L'incidente avviene dopo meno di 90 minuti, quando una piccola infiltrazione d’acqua (sulle prime scambiata per sudore) si trasforma rapidamente in una vera e propria mini-inondazione all’interno del casco dell'astronauta. Che si è visto rapidamente coprire occhi, bocca e narici, con il serio rischio di affogare se non avesse interrotto l’EVA immediatamente.

 

Più tardi un’inchiesta aperta dalla NASA ha appurato che l’origine dell’incidente è stata l’ostruzione del sistema di raffreddamento della tuta di Parmitano da parte di un piccolo ammasso di silicato di alluminio. Questo blocco ha impedito all’acqua di scorrere normalmente, provocandone la risalita nel casco. E causando il terribile rischio di affogare in una bolla d’acqua.  

 

Oggi, a distanza di circa due anni e mezzo, una missione extra veicolare viene interrotta per lo stesso motivo. Certo, Kopra non ha corso proprio il rischio di Parmitano e la NASA ha definito soltanto “precauzionale” l’ordine ai due astronauti di rientrare prima del tempo. Ma il potenziale pericolo, unito ad un precedente così grave, richiederà ulteriori indagini sulla dinamica dell’incidente.