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ASITV: Gli enigmi di 55 Cancri e

L' esopianeta, grande due volte la Terra, potrebbe avere un'atmosfera dalla composizione simile a quella della Terra ma più spessa. Autore della scoperta, il telescopio Spitzer della Nasa, che aveva già osservato il gigante caldo nel 2013

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ASITV: Computer universale

E se l’universo fosse un gigante computer, capace di darci soluzioni a problemi complessi? Se l’è chiesto un fisico del NIST, che immagina una delle sfide tecnologiche del futuro: svelare il potere computazionale del cosmo

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ASITV: Ross il vicino del futuro

Si chiama Ross 128 b e un giorno sarà l’esopianeta più vicino a noi, strappando il record a Proxima b. Lo ha scoperto il cacciatore di pianeti Harps dell’Eso

EVOLUZIONE INTERNA

Dawn indaga nelle profondità di Cerere

La sonda ha analizzato le caratteristiche lineari della superficie del pianeta nano in cerca di indizi sull’evoluzione interna

Le caratteristiche della superficie di Cerere e la sua evoluzione interna hanno un rapporto più stretto di quanto ritenuto finora. Lo afferma uno studio della Nasa  - condotto sui dati forniti dalla sonda Dawn - pubblicato sull’ultimo numero di Geophysical Research Letters. La ricerca, ha analizzato le proprietà della superficie, soffermandosi sui crateri e sulle catene dei pozzi del pianeta nano. Dalle conclusioni dello studio, si evince che fino a un miliardo di anni fa,  il materiale  sotto la superficie è stato spinto verso l’alto creando fratture nella crosta esterna. Questa scoperta consentirà di comprendere meglio le fasi evolutive del pianeta nel corso del tempo.


Il team di Dawn ha generato una mappa composta da più di 2000 caratteristiche lineari presenti su Cerere con lunghezze superiori a un chilometro, situate al di fuori dei crateri d’impatto. Successivamente si sono soffermati su due tipi di proprietà lineari per studiare la loro connessione con il materiale superficiale. Si tratta della serie di depressioni di forma circolare create dai frammenti provenienti dai grandi crateri da impatto e dei piccoli pozzi, espressioni superficiali delle fratture situate al di sotto della superficie.

 


Secondo il parere degli scienziati solo le catene di pozzi forniscono una panoramica sull’evoluzione interna di Cerere. Nello specifico il team della sonda ritiene che il materiale che componeva gli stessi,  possa essersi spostato verso l’alto, dato che queste specifiche zone sono meno dense. Le informazioni recentemente acquisite, saranno di aiuto agli scienziati che contribuiranno all’evoluzione del modello sul nucleo di Cerere, in particolare, dovranno verificare se l’accumulo di materiale possa essersi verificato anche in corrispondenza delle fratture. La partecipazione italiana alla missione consiste nella fornitura dello spettrometro VIR-MS, da parte dell'Agenzia Spaziale Italiana. Lo strumento è stato  realizzato da Leonardo sotto la guida scientifica dell’Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell’INAF

MISSIONE VITA

L'orbita di Pistoletto

Un duo di scienziati italiani ha 'scovato' il Terzo Paradiso dell'artista Pistoletto, emblema della missione Vita, nello spazio

di Ettore Perozzi di Asi e Marta Ceccaroni dell'Esa Neo Coordination Centre

 

 

Che la meccanica celeste abbia molti punti in comune con le arti visive non è una novità. «So di essere mortale di natura e effimero, ma quando seguo le evoluzioni dei corpi celesti i miei piedi non toccano più il suolo e mi elevo alla presenza di Zeus nutrendomi di Ambrosia, il cibo degli Dei» – così Tolomeo descriveva il suo lavoro. Ed è vero oggi più che mai grazie alle moderne tecniche di visualizzazione 3D che permettono a tutti di ammirare quelle “sculture spaziali” che a volte la natura, a volte l’uomo sono in grado di forgiare con l’aiuto della gravità.

 

Le complesse merlettature disegnate dalle comete nelle loro danze orbitali attorno a Giove oppure il groviglio inestricabile tracciato dalla sonda Cassini durante il suo lungo peregrinare nel sistema di Saturno ne sono esempi famosi.

 

Non stupisce quindi che il Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto con la sua forma a doppio infinito - simbolo della missione Vita che accompagna Paolo Nespolinello spazio - abbia fatto risuonare qualcosa nella nostra mente.

Il logo della missione Vita

 

Prendiamo allora due orbite: una circolare come quella della Stazione Spaziale Internazionale attorno al nostro pianeta, l’altra fortemente ellittica, come ad esempio quella della capsula Soyuz che ha portato Paolo Nespoli sulla Iss.

Supponiamo che i periodi di rivoluzione attorno alla Terra delle due orbite siano “sincronizzati” in modo che il primo sia il doppio dell’altro. Una ipotesi plausibile visto che la Soyuz parte dalla superficie terrestre per raggiungere la Iss che viaggia a 400 km di altitudine.

Le due orbite corrispondono a quelle tracciate in blu (orbita circolare) e rosso (orbita ellittica) nella figura animata. Ma che forma avrebbe l’orbita rossa vista da un osservatore in movimento lungo l’orbita blu – ad esempio da un astronauta sulla ISS in attesa dell’arrivo di Paolo? Una domanda che concettualmente implica un cambiamento di sistema di riferimento paragonabile al guardare una corsa di automobili da una telecamera fissa posta sopra il circuito oppure da un elicottero che insegue la corsa di un pilota.

 

Il risultato nel nostro caso è rappresentato dalla traiettoria in verde nella figura, che nell’arco di un intero giro attorno alla Terra della Iss si chiude a formare proprio il simbolo della missione Vita. Cambiando eccentricità e inclinazione dell’orbita ellittica si ottengono tutte le possibili “variazioni sul tema”, più allungate e/o caratterizzate da una diversa ampiezza dei lobi laterali rispetto a quello centrale. Tecnicamente si tratta di una “famiglia di orbite tridimensionali in risonanza 1:2 nel problema ristretto dei tre corpi”, ma da oggi possiamo battezzarle più semplicemente Orbite di Pistoletto.

 

Il caso vuole che l’asteroide 2016 XK24 si trovi su un’orbita di questo tipo e per una fortunata coincidenza passerà nelle vicinanze della Terra il 30 Dicembre prossimo – poco dopo il rientro a terra di Paolo Nespoli.

 

Animazione dell'orbita di Pistoletto. Crediti: Ettore Perozzi e Marta Ceccaroni

 

CITIZEN SCIENCE

Un filo di perle sul volto di Giove

La sonda Juno della Nasa ha effettuato il suo nono flyby su Giove, catturando così nuove immagini del gigante gassoso grazie alla camera JunoCam che promuove la scienza fatta dai cittadini

Un ‘filo di perle’ cinge il gigante gassoso nell’ultima immagine scattata da JunoCam - la camera ad alta risoluzione posizionata a bordo della sonda Juno della NASA. 

 

Si tratta di spaventose tempeste che si abbattono sull’emisfero meridionale del gigante gassoso, ruotando in senso antiorario - osservate a partire dalla fine degli anni ’80 ma immortalate da vicino per la prima volta proprio da JunoCam nel 2016.

 

L’immagine (disponibile ad alta risoluzione qui) è stata scattata il 24 ottobre 2017 durante il nono sorvolo della sonda intorno a Giove. In quel momento Juno si trovava a 33.115 chilometri di distanza dalle nubi vorticose di Giove. La risoluzione del nuovo scatto è di 22,3 chilometri per pixel.


 

 

Come previsto dal team Juno, e dal suo proficuo progetto di citizen science le immagini grezze del flyby sono state rielaborate dai cittadini-scienziati - appassionati volontari sparsi su tutto il globo. La partecipazione del pubblico nella ricerca scientifica ha già permesso di realizzare spettacolari ritratti ad alta definizione del gigante gassoso.  Il nuovo scatto d’autore è stato rielaborato dagli scienziati cittadini Gerald Eichstädt e Seán Doran.


 

A bordo della sonda otto strumenti, tra cui i due esperimenti italiani realizzati con il supporto e il coordinamento dell’Asi. Si tratta della camera a infrarossi con lo spettrometro Jiram  (Jovian InfraRed Auroral Mapper), uno strumento chiave di Juno, realizzata da Leonardo-Finmeccanica sotto la guida scientifica dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), e dell’esperimento di radioscienza KaT (Ka-band Translator/Transponder), realizzato da Thales Alenia Space, sotto la responsabilità scientifica della Sapienza Università di Roma.

 

Il primo studierà la dinamica e la chimica delle aurore gioviane nel vicino infrarosso, il secondo invece analizzerà la struttura interna del pianeta, con l’obiettivo di mappare il campo di gravità di Giove. 

 

Lanciata il 5 agosto 2011 da Cape Canaveral e giunta nell’orbita di Giove il 4 luglio dello scorso anno (in Italia era il 5) – Juno ha il compito di studiare l’origine, l’evoluzione e la struttura interna del pianeta, la magnetosfera polare, l’origine del campo magnetico, l’abbondanza di acqua, la caratterizzazione dei venti nella bassa atmosfera e le quantità di ossigeno e azoto.

ASITV: I Sassi di Marte

Inaugurata a Matera, nelle sale del Museo Nazionale di Palazzo Ridola, la mostra 'Marte, incontri ravvicinati con il pianeta rosso', ideata da Viviana Panaccia della Vivi&Partners e promossa dall’Agenzia Spaziale Italiana

ASITV

ASITV: Identikit di una stella mostro

Uno studio su Nature fornisce un nuovo identikit della misteriosa stella ‘zombie’ iPTF14hls, che mette in discussione le teorie scientifiche sul ciclo di vita stellare

ASITV

ASITV: Palla di cristallo sul Sole

Come sarà il Sole tra cinque miliardi di anni? Una possibile risposta arriva dal telescopio Alma, che ha osservato la gigante rossa W Hydrae: una stella che sembra la nostra, ma nel futuro

DAI DATI CASSINI

Cosa si cela nel nucleo di Encelado

Nuove rivelazioni sulla composizione del nucleo della luna ghiacciata di Saturno

Da cosa viene generata l’intensa attività geologica su Encelado?

 

Il satellite naturale di Saturno è stato per molto tempo sotto gli ‘occhi’ attenti di Cassini e grazie alla sonda Nasa-Esa-Asi è stato possibile scoprire ed analizzare i potenti gayser che fuoriuscivano dalle fratture al polo sud della luna.

 

Ulteriori indagini hanno rivelato che i pennacchi  di Encelado sono originati da un oceano salato che si trova sotto la sua crosta ghiacciata. Si è quindi ipotizzato che l’intensa attività idrotermale sarebbe generata da una reazione chimica tra l’acqua del mare e la crosta rocciosa, un processo naturale che avviene negli oceani terrestri. Ma questo non spiegherebbe come mai questo tipo di ambiente non si sia congelato nel corso del tempo.

 

Secondo un nuovo studio condotto su i dati Cassini, l’esistenza di un’intensa attività idrotermale sulla luna ghiacciata di Saturno, potrebbe essere stata generata dall’attrito delle maree nel sottosuolo. E a giocare un ruolo chiave in questo processo è il nucleo di Encelado, che secondo gli scienziati, non sarebbe roccioso ma altamente poroso e in grado di generare calore.

 

Un calore prodotto dall’attrito generato dalla forza di gravità di Saturno che avvicinandosi e allontanadosi dall’orbita di Encelado ‘deformerebbe’ la luna.

 

 

La struttura porosa permetterebbe all’acqua di infiltrarsi e passando attraverso il nucleo si riscalderebbe fino a risalire. Secondo il team di scienziati l’oceano di Encelado potrebbe quindi avere zone in cui l’acqua è molto calda e non escludono la possibilità che nel corso del tempo questo processo interesserà l’intero oceano della luna. Lo studio è stato pubblicato su Nature Astronomy.

 

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