

07 Set 2012
Per una sonda che viene, ce n’è una che va. Dopo l’irreprensibile discesa di Curiosity sul suolo marziano, un altro progetto targato NASA ha acceso i motori, stavolta per dire addio. Si tratta di Dawn, che sventola il fazzoletto bianco alla volta di Vesta e procede speditamente verso il nuovo obiettivo, il pianeta nano Cerere.
Partito nel 2007 con a bordo parte della strumentazione made in Italy, il satellite americano ha navigato per quattordici lunghi mesi la fascia principale degli asteroidi tra Marte e Giove e fornito una visione di Vesta con un dettaglio senza precedenti, raccogliendo preziose testimonianze su cui gli scienziati lavoreranno per estrarre la storia delle nostre origini. Concluso il primo step della missione, “Alba” (questa la traduzione inglese del nome) ha iniziato la sua odissea per l’esplorazione del secondo dei due oggetti più massicci nella fascia principale degli asteroidi e fa rotta verso Cerere. Dinanzi a sé ancora circa 4,6 miliardi di chilometri, distanza che verrà coperta in non meno di due anni e mezzo di viaggio. La sonda si allontana dall’asteroide seguendo un’orbita a spirale sempre più ampia intorno a quella di Vesta, utilizzando l’iper-efficiente sistema di propulsione chiamato propulsione ionica, che sfrutta l’emissione di ioni di xeno per generare una spinta piccola ma continua, che nello spazio, data l’assenza di qualsiasi attrito, è sufficiente a muovere la sonda in lungo e in largo.
Nonostante alcuni recenti problemi tecnici, il veicolo spaziale della NASA è sulla buona strada per diventare la prima sonda capace di orbitare attorno a due corpi del nostro sistema solare che sono forse gli oggetti più interessanti della fascia asteroidale. I due protopianeti hanno caratteristiche opposte in termini di forma, proprietà fisiche, morfologiche, natura geologica e mineralogica della superficie, presenza o meno di polveri e/o gas, e ciò, ritengono gli esperti, fa pensare che essi si siano formati in regioni diverse del Sistema Solare e che nascondano gran parte della storia delle nostre origini, dato che la loro formazione risale a quando c’era solo un disco enorme di detriti attorno ad una stella nascente, ovvero il Sole. Con l’ausilio di Dawn i planetologi proveranno a rispondere a molte delle domande sulla formazione del nostro sistema planetario rimaste ancora senza risposta.
Articoli precedenti sul lavoro di Dawn