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NEL KRUGER NATIONAL PARK

Crescita biomassa vista da satellite

Combinando dati satellitari e di scanner laser terrestri, un team internazionale di studiosi è riuscito a monitorare la crescita della biomassa nella savana del parco sudafricano. Un indicatore prezioso per lo studio del clima del Pianeta

Quanto cresce la biomassa in un ecosistema come la savana? Se lo è chiesto un team di ricercatori tedeschi della Jena University e del Federal Institute for Geosciences and Natural Resources, coadiuvati dai colleghi della Oxford University, che ha effettuato un monitoraggio del Kruger National Park, in Sudafrica, registrando ogni minimo cambiamento dell’ecosistema della savana nel parco. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Forests.

 

Per effettuare le loro misure, i ricercatori hanno utilizzato dati radar registrati dallo strumento PALSAR (Phased Array type L-band Synthetic Aperture Radar) del satellite giapponese ALOS (Advanced Land Observing Satellite), e da scanner laser terrestri. In questo modo, sono riusciti a ottenere un modello tridimensionale di un’area di circa nove chilometri quadrati.

 

La savana è uno dei più estesi habitat naturali del mondo. Copre circa un quinto del suolo, e ospita grandi mammiferi insieme a migliaia di specie vegetali endemiche. La stima di crescita della biomassa, nel quadriennio 2007-2010, è risultata pari a circa 2,9 tonnellate per ettaro, in aree coperte da piante erbacee e arbusti, e di circa 102 tonnellate per ettaro in zone ricche di alberi.

 

“Questo habitat gioca un ruolo significativo nel ciclo globale del carbonio e, di conseguenza, condiziona il clima del Pianeta - sottolinea Victor Odipo, uno degli autori della ricerca -. La capacità della savana d’immagazzinare anidride carbonica, uno dei principali gas serra, dipende, infatti, dalla sua biomassa. Finora, però - precisa lo scienziato -, è stato difficile misurare questo importante indicatore con gli attuali modelli climatici”.

 

Nel loro studio gli autori hanno riscontrato, a sorpresa, una riduzione della biomassa in alcune aree del Kruger Park. “Non ce lo aspettavamo - afferma Odipo -, dato che si tratta di una riserva naturale. La nostra ipotesi è che questi cambiamenti non siano il risultato dell’attività umana, ma - conclude lo studioso - opera degli elefanti, che buttano giù un gran numero di alberi”.