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COSMO-SkyMed vigila sul risveglio di Nabro

L'intensa ripresa di attività del vulcano africano monitorata dai ricercatori IREA-CNR

COSMO-SkyMed ha puntato gli occhi sul confine tra Eritrea ed Etiopia per raccogliere una grande mole di dati sull’inaspettata e improvvisa attività di un vulcano che si credeva spento da tempo.

 

La grande eruzione esplosiva del vulcano Nabro, cominciata il 12 giugno scorso dopo una serie di terremoti di forte intensità fino a Magnitudo 5.7, è stata infatti costantemente monitorata grazie all’utilizzo dei dati dei satelliti del sistema.

 

Tutte le informazioni sono state elaborate da un team di ricercatori dell’Istituto per il Rilevamento Elettromagnetico dell’Ambiente (IREA) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) nell’ambito del progetto di ricerca finanziato dall’ASI dedicato all’utilizzo dei dati SAR per lo studio dei vulcani.

 

Nell’immagine radar del vulcano Nabro (in alto)  acquisita il 4 luglio 2011  "la linea in verde delimita l’estensione della colata lavica al 18 giugno, mentre quella in blu rappresenta l’evoluzione della colata al 4 luglio", spiega Francesco Casu, ricercatore dell’IREA-CNR che ha curato l’elaborazione dei dati.

Il satellite permette anche di misurare piccoli spostamenti (dell’ordine del centimetro) della superficie del vulcano avvenuti nell’intervallo di tempo tra due diverse acquisizioni.

 

La figura a destra mostra un interferogramma, cioè la mappa della deformazione tra due acquisizioni, avvenute tra il 26 giugno e il 4 luglio 2011, in termini di cicli di colore. Ogni ciclo blu-rosso-giallo-verde, detto frangia, è rappresentativo di circa 1.5 cm di abbassamento della superficie del vulcano.

 

"L’addensarsi delle frange di interferenza - spiega Eugenio Sansosti, responsabile IREA-CNR del progetto - indica la zona dove è avvenuta la maggior parte della deformazione superficiale che è legata allo svuotamento della camera magmatica".

 

Grazie ad una collaborazione con i vulcanologi dell’Università di Leeds in Inghilterra, è stato possibile capire più in dettaglio i meccanismi del fenomeno.

 

"L’analisi delle deformazioni ci dice che questa eruzione è stata alimentata da una camera magmatica superficiale posizionata a sud del cratere - commenta Carolina Pagli, ricercatrice a Leeds - e forse anche da un'altra situata più in profondità. Senza l'accesso a questi dati, sarebbe stato praticamente impossibile avere un quadro così dettagliato di questa eruzione".

 

Nonostante l’eruzione sia andata scemando durante l’estate, l'attività sismica della zona si è nuovamente intensificata di recente, con il susseguirsi di numerosi terremoti, il più forte dei quali di Magnitudo 4.3 avvenuto il 9 settembre scorso. Ciò non significa necessariamente che il vulcano erutterà di nuovo. Tuttavia l’attenzione sulla zona resta alta.

 

"Le acquisizioni COSMO-SkyMed sul Nabro - riferisce Simona Zoffoli, responsabile ASI del progetto di ricerca - continuano con regolarità (circa ogni 8 giorni), e i dati vengono costantemente distribuiti ai nostri partner di ricerca per permettere loro di rilevare tempestivamente ogni piccola variazione delle condizioni del vulcano".