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COP 21, "accordo storico" a Parigi

La  Conferenza delle Parti  della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici si è conclusa per la prima volta con la sottoscrizione di un documento condiviso da tutti i delegati

Dopo due settimane fitte di negoziati, l'applauso del salone di Le Bourget ai delegati in piedi e la Tour Eiffel illuminata dall'annuncio dell'accordo sono immagini che hanno subito fatto il giro del mondo. 

 

Sabato scorso i delegati dei 195 paesi riuniti a Parigi per la XXI Conferenza delle Parti (COP 21) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), hanno sottoscritto un documento definito ‘storico’ da gran parte della stampa mondiale.

 

“Un accordo ambizioso, equilibrato, sostenibile e soprattutto giuridicamente vincolante”, lo ha definito il presidente di COP 21 - e ministro degli esteri francese - Laurent Fabius. Parole cui hanno fatto eco quelle pronunciate dall’inquilino dell’Eliseo, il presidente Francois Hollande, che si è detto “orgoglioso” per il “messaggio di vita” che “arriva proprio da Parigi, un mese fa colpita al cuore”.

 

Per la prima volta da quando la Conferenza è stata istituita, tutti i paesi membri hanno sottoscritto una serie di impegni molto precisi sulla riduzione del riscaldamento globale (2 gradi centigradi entro il 2020, guardando all’obbiettivo di 1,5 gradi), convenendo, sostanzialmente, di partecipare ad un progetto di riconversione globale dell’economia. Progetto che implica,  tra le altre cose, il taglio delle emissioni di gas a effetto serra, l’abbandono dell’uso dei combustibili fossili, una serie di verifiche periodiche e l'impegno finanziario per aiutare i Paesi in via di sviluppo nella sfida alla sostenibilità ambientale.

 

 

Tour Eiffel illuminata - accordo COP21Aver messo insieme per la prima volta Stati Uniti, Europa, Cina e India – ha commentato a valle dell’accordo il presidente dell’ASI, Roberto Battiston - fa ben sperare in una nuova governance globale, in grado di aprire spazi e soluzioni condivise al massimo grado e quindi efficaci.

 

E lo Spazio - ha aggiunto Battiston – è un punto di osservazione privilegiato, che ci consente di monitorare in continuazione l’intero  pianeta”.

 

L’enorme mole di dati che otteniamo grazie alle costellazioni satellitari di osservazione della Terra – spiega il presidente dell’ASI - è probabilmente lo  strumento scientifico più potente a nostra disposizione: un settore in cui l’Italia ha messo in campo progetti all’avanguardia, che le valgono un ruolo da protagonista sulla scena internazionale”.

 

Attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana e i programmi dell’ESA, il nostro paese investe da anni risorse e know how specifici nel campo dell’Osservazione della Terra. Si tratta di progetti fortemente focalizzati sulla gestione dei disastri naturali, sul monitoraggio degli oceani, della vegetazione e dell’atmosfera. A partire dall’ex GMES, oggi COPERNICUS, finanziato dalla Commissione Europea e in corso di realizzazione. Passando per tutta una serie di altri programmi, specificatamente ASI, come il satellite multispettrale Prisma,  i diversi progetti pilota sul monitoraggio ambientale, o i numerosi accordi di cooperazione, a livello internazionale e nazionale (l’ultimo siglato proprio pochi mesi fa con ISPRA, l’Istituto superiore per la ricerca ambientale) su questi temi.

 

Per arrivare al principale investimento italiano nel settore: la costellazione di satelliti radar di OT COSMO-SkyMed, specificatamente dedicata a supportare le operazioni di gestione delle emergenze e il monitoraggio ambientale in tutto il mondo, incluso il monitoraggio dei cambiamenti climatici.

 

 

 

“Le immagini COSMO-SkyMed, sistema satellitare italiano unico al mondo – ha spiegato in proposito Battiston - danno la immediata e chiara percezione di quanti problemi stiamo causando al nostro ambiente”.

 

Un esempio particolarmente eloquente, è il monitoraggio dei ghiacciai nelle calotte polari, che costituiscono un indicatore visibile del cambiamento climatico. La capacità di COSMO-SkyMed di collezionare dati ad alta risoluzione con un’alta frequenza temporale è straordinariamente adatta per il monitoraggio dei ghiacciai più importanti.

 

Più nel dettaglio, particolarmente significativa è stata la campagna in Groenlandia nel 2008-2010 - in particolare il monitoraggio della frattura occorsa al ghiacciaio Peterman. In quella occasione fu effettuata la perfetta identificazione del modello delle correnti attorno al grande iceberg in movimento. Dal 2010 inoltre l’ASI partecipa al Polar Space Task Group (PSTG), un’iniziativa dell’Organizzazione Metereologica Mondiale, contribuendo con i dati della costellazione COSMO-SkyMed.