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Climate change, un aiuto dallo spazio

Un gruppo internazionale di ricercatori ha sviluppato un nuovo metodo per misurare il cambiamento climatico a partire dai dati raccolti dai satelliti. I risultati su Nature

E se un nuovo approccio per affrontare il problema del cambiamento climatico arrivasse dallo spazio? È quanto propone un gruppo internazionale di biologi, che a partire dai dati ottenuti dai satelliti è riuscito a mappare le zone della Terra più sensibili alla variabilità del clima.

 

I risultati dello studio, pubblicato su Nature, presentano un nuovo modello empirico per affrontare la grande questione del climate change osservando la resistenza dei diversi ecosistemi ad alcuni parametri misurabili a livello satellitare. In particolare, la produzione di vegetazione: un dato che i satelliti possono facilmente rilevare su scale mensili, in modo da confrontare gli stessi ambienti in momenti diversi.

 

“Possiamo identificare quali aree – dice Alistair Seddon dell’Università di Bergen e prima firma dello studio – negli ultimi 14 anni hanno risentito maggiormente dei cambiamenti climatici”.

 

I dati così raccolti hanno individuato le regioni ecologicamente più sensibili alla variabilità climatica: la tundra artica, alcune zone delle foreste boreali, la foresta pluviale tropicale, le regioni alpine, le steppe e le praterie dell’Asia centrale, del Nord e Sud America, le foreste sudamericane, alcune aree dell’Australia orientale.

 

Il modello sviluppato da Seddon e colleghi è basato sul parametro chiamato Vegetation Sensitivity Index (VSI), “Indice di Sensibilità della Vegetazione”, e permette forse per la prima volta una stima quantificabile del cambiamento climatico. Al tempo stesso, può fornire informazioni sulla sensibilità dei diversi ecosistemi rispetto ad anomalie climatiche a breve termine: un giugno più caldo della media o un dicembre gelido, un settembre nuvoloso o un aprile particolarmente piovoso.

 

I risultati ottenuti con il VSI potranno anche essere integrati ad altri sistemi per monitorare le condizioni degli ecosistemi. Guardando un po’ avanti negli anni, il candidato migliore potrebbe esser FLEX: l’ottava missione di Earth Explorer scelta da ESA e pensata proprio per monitorare lo stato di salute delle aree verdi della pianeta.

 

La missione FLEX, acronimo di FLuorescence Explorer, è prevista nel 2022 e vede un’ampia partecipazione italiana grazie all'Agenzia Spaziale Itaiana, anche per la complementarietà con il progetto PRISMA.

 

FLEX consisterà nel lancio di un satellite che studierà la vegetazione attraverso misure di fluorescenza della clorofilla ad alta risoluzione spaziale.

 

Obbiettivi che appaiono molto in linea con il modello appena presentato su Nature, che potrebbe un giorno essere “nutrito” anche dai dati provenienti da FLEX in modo da arrivare a un sistema di valutazione dello stato di salute della Terra sempre più esaustivo.

 

“Il nostro studio – spiega Seddon – fornisce una metodologia quantitativa per stimare la risposta alla variabilità climatica dei vari ecosistemi, sia quelli naturali sia quelli con una forte presenza umana”.

 

I dati utilizzati dal gruppo di ricerca provengono dal “lavoro” dei satelliti attivi attorno al nostro pianeta dal 2000 al 2013.

 

“Prima di tutto – continua Seddon – il nostro metodo identifica le variabili climatiche importanti per la produttività in una determinata zona, come la temperatura o la disponibilità d’acqua. In secondo luogo, confronta la variabilità di questa produttività nei diversi ecosistemi”.

 

Questo genere di informazione può essere molto utile per misure ambientali su scala nazionale e globale. Ma ancora più interessanti sono le potenzialità future: “Le misure satellitari – conclude Seddon – continuano anno dopo anno, e così il nostro database può aggiornarsi sempre di più. In questo modo potremo avere una panoramica completa del cambiamento climatico nel tempo a livello globale”. 

 

 

Mappa globale del Vegetation Sensitivity Index (VSI), nuovo indicatore della sensibilità ambientale al cambiamento climatico che utilizza i dati satellitari. Il rosso mostra una sensibilità maggiore, mentre il verde una sensibilità minore.