ASI - Agenzia Spaziale Italiana - News ASI - Agenzia Spaziale Italiana - News
SPACEPHARMA

Chimica in orbita

Completato il primo esperimento di biochimica nel laboratorio spaziale mGnify, mandato in orbita dalla compagnia SpacePharma a bordo del nano satellite DIDO2

L’azienda SpacePharma, leader mondiale nella fornitura di servizi high-tech in microgravità, annuncia il completamento del suo primo esperimento in orbita.

 

Il test si è svolto all’interno di mGnify, laboratorio spaziale miniaturizzato attivato il mese scorso come parte di una piattaforma di nano satelliti basati su CubeSat per sperimentazioni in condizioni di microgravità.

 

mGnify è più piccolo, più efficiente e più economico di qualunque altro laboratorio spaziale esistente ad oggi – dice Yossi Yamin, fondatore di SpacePharma. – Abbiamo già fatto esperienze di successo con mGnify in simulatori di terra o voli parabolici, ma questa è la prima volta che un satellite senza equipaggio svolge un esperimento scientifico nello spazio.”

 

L’esperimento ha studiato l’effetto della microgravità sul profilo cinetico di reazioni enzimatiche: uno studio di biochimica commissionato dal Fraunhofer Institute for Molecular Biology and Applied Ecology (IME) in Germania. Il laboratorio si trova a bordo di DIDO2, un nano satellite delle dimensioni di 30 x 10 x 10 cm che per i prossimi tre anni resterà in un’orbita di 530 chilometri di altezza.

 

DIDO2 era uno dei 104 satelliti lanciati lo scorso 14 febbraio dall’ISRO, l’agenzia spaziale indiana, in quello che è stato un record assoluto per un singolo razzo.

 

Il CubeSat targato SpacePPharma resterà per i prossimi tre anni in un’orbita di 530 km di altezza, dove eseguirà una serie di sperimentazioni. Il primo test di chimica organica in orbita è appena stato effettuato; i prossimi riguarderanno ricerche farmaceutiche, genetiche, cristallizzazione delle proteine e migrazione delle cellule. 

 

Si tratta di una rivoluzione nell’utilizzo delle piattaforme satellitari a scopi sperimentali: le principali agenzie spaziali, tra cui l’ASI, potrebbero presto mettere a disposizione della comunità scientifica questo tipo di tecnologia.