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Buon riposo Planck, viaggiatore del tempo

Lo switch-off è avvenuto il 23/10 da Darmstadt in Germania, dove si trova il centro di controllo della missione

23 Ott 2013

Il 14 maggio del 2009 il telescopio spaziale dell’ESA Planck lasciava la Terra a bordo di un vettore Ariane 5 dallo spazioporto di Kourou, in Guyana Francese, assieme alla missione gemella Herschel, con l’ambizioso compito di misurare i primi vagiti dell’Universo come nessuno aveva mai fatto prima.

Ora, dopo 4 anni e mezzo di intensa attività in cui ha stupito il mondo per le sue scoperte, è finalmente giunto il momento di raggiungere Herschel (che ha terminato la sua operatività nell'aprile scorso) e godersi il meritato riposo.

Planck, è stata la terza missione di classe media del programma Horizon 2000 dell'Agenzia Spaziale Europea. Il suo obiettivo era determinare la geometria, il contenuto, l’evoluzione dell'Universo e studiarne la fase di espansione parossistica, detta “inflazione” (quella che avrebbe portato l'Universo a dilatarsi in una frazione di secondo a dimensioni paragonabili a quelle attuali).

Non si può non ammettere che Planck non abbia svolto a dovere il proprio lavoro, gettando una nuova luce sulla misteriosa materia ed energia oscura di cui in gran parte è formato l'Universo.

“Nessuno avrebbe scommesso su uno strumento così complesso, che invece ha funzionato perfettamente - ha dichiarato Reno Mandolesi, associato INAF e responsabile di LFI, lo strumento a bassa frequenza a bordo di Planck, finanziato da ASI e realizzato in gran parte in Italia- la missione Planck per me è stata come scalare la montagna più alta del mondo: siamo arrivati fino in cima, raggiungendo un grandissimo successo”.

Anche se le attività scientifiche sono ormai giunte al termine, Planck lascia un’eredità senza precedenti.

Una su tutte è sicuramente quella consegnata all’inizio di quest’anno, quando i cosmologi che lavorano sui suoi dati hanno consegnato l'immagine più precisa del fondo cosmico a microonde, la radiazione fossile del Big Bang che si è impressa sul cielo, quando l'Universo aveva solo 380.000 anni.

"Planck è una missione in cui gli scienziati italiani hanno avuto un ruolo guida - ha commentato Enrico Flamini, coordinatore scientifico dell'ASI - ci lascia un'eredità di dati impressionante, che sarà oggetto di studio per almeno un paio di generazioni di ricercatori".

Nelle ultime settimane, i tecnici e i responsabili della missione hanno lavorato per preparare Planck a uno “smaltimento sicuro permanente”: questo include il cosiddetto ‘passivating' della navicella e il posizionamento su una traiettoria di smaltimento che la terrà in un’orbita di parcheggio intorno al Sole, e molto lontano dal sistema Terra-Luna, per centinaia di anni.

Questo procedimento è molto simile a quello adottato per la missione “sorella” di Planck, Herschel, che è stata disattivata lo scorso  giugno.

Il gesto finale, compiuto oggi – nel corso di una breve cerimonia – dal Project Scientist della missione Jan Tauber dell’ESA, è stato quello di spegnere i trasmettitori.

Con il silenziamento di Planck, non potremo mai più ricevere un segnale dal satellite: un’accortezza molto importante, questa, per prevenire interferenze radio ai danni di missioni future.