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Blue Origin ‘colpisce ancora’

L’azienda del CEO di Amazon Jeff Bezos ha riutilizzato lo stesso veicolo suborbitale cui riuscì lo storico atterraggio verticale nel novembre scorso, dando una prima prova che questa tecnologia può diventare realtà

 

Dopo il fallito atterraggio in mare del Falcon9, Space X deve mandare giù un altro boccone amaro. E a preparglielo è, ancora una volta, l’odiato ‘competitor’ Blue Origin.

 

Lo scorso novembre la giovane  azienda del CEO di Amazon Jeff Bezos aveva infatti ‘bruciato’ sul tempo tutti  facendo atterrare  dopo il lancio il suo razzo New Shepard;  questa volta è addirittura riuscita a riutilizzarlo.

 

Certo, si tratta di cose diverse: rispetto al Falcon9 lo Shepard è poco più di un sofisticatissimo giocattolo di lusso per voli suborbitali. Ma intanto  in due mesi  Blue Origin è riuscita a lanciare, recuperare e riutilizzare: abbastanza perché su twitter tra Bezos e il suo omologo alla guida di Space X, Elon Musk, si scatenasse una chat al vetriolo.  

 

Veniamo alla cronaca. Venerdì 22 Gennaio il veicolo suborbitale dell’americana Blue Origin, lo stesso New Shepard lanciato e recupearo il 23 novembre 2015, è stato nuovamente lanciato. Ha quindi compiuto una traiettoria parabolica, toccando i 101.7 km di altitudine, per poi atterrare (una seconda volta!) a pochi kilometri di distanza dal sito di lancio, nel West Texas.

 

Fase dell'atterraggioNella missione è stato anche testato il modulo abitativo che dovrebbe, in futuro, servire da ‘taxi’ per portare i turisti nello spazio: dopo essersi staccato dal veicolo, ha aperto i paracadute e ha effettuando un soft-landing nel deserto.

 

Con questo successo, dunque, Blue Origin non solo dimostra che il proprio veicolo può superare il confine dello Spazio (la linea di Karman a 100 km di altezza), ma anche che è ampiamente in grado far volare e atterrare un New Shepard già usato senza problemi.  Una tecnologia ancora agli esordi, ma che sta gia dando promettenti eccellenti risultati.

 

 

Blue Origin ha peraltro anche comunicato che entro fine 2016 presenterà un suo nuovo vettore con il primo stadio riutilizzabile, in grado di lanciare payload in orbita.

Ma se le ‘frecciatine’ via Twitter tra Bezos e Musk non sono mancate, bisogna ammettere che i risultati sono quello che rende questa corsa privata allo spazio così affascinante. Toccherà a queste aziende americane dimostrare che la loro è una tecnologia appetibile ed efficiente, su cui i mercati possono fare affidamento. E con numerose opportunità di lancio in agenda, il 2016 si prospetta un anno decisamente ricco per il mercato dei lanciatori.