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Ben svegliato, PHILAE

Il lander della missione ROSETTA si è acceso il 28 marzo dopo 3 anni e 3 mesi di ibernazione. Intanto è suonata la sveglia anche per gli strumenti Giada e Osiris e arrivano le prime immagini della cometa

Dopo Giada, svegliatosi ieri, e Osiris, qualche giorno fa, è arrivato il momento più atteso di questa fase di ‘commisioning’ per la missione Rosetta: il risveglio del lander Philae, che il prossimo novembre compirà l’azione più ambiziosa di tutto il programma, atterrando sulla cometa P67/Chueyumov-Gerasimenko.

Philae, progettato e realizzato con il fondamentale contributo dell’Agenzia Spaziale Italiana,  è stato infatti acceso oggi, 28 marzo 2014, alle 6:00 UT (le sette del mattino in Italia) dopo 39 mesi di ibernazione.

"Oggi - ha commentato la professoressa Amalia Ercoli Finzi del Politecnico di Milano, responsabile dello strumento SD2 imbarcato su Philae - è stata una grande giornata e grande è la soddisfazione per la felice riuscita di un nuovo importante passo verso la discesa di Rosetta sulla cometa".

La procedura standard di "risveglio" prevede che il lander venga riscaldato mediante gli heater posti al suo interno per il periodo necessario (alcune ore) affinché si raggiungano le minime temperature operative. Il contatto con la sonda Rosetta è stato  stabilito, secondo le previsioni,  intorno alle 15:00 ora italiana, con la ricezione della telemetria da Philae.

A questo punto, come spiega Mario Salatti di ASI - co-project manager nel consorzio internazionale che ha sviluppato il lander di Rosetta -  “da terra si provvede ad inviare sul computer di bordo una nuova versione del software che è stata testata con molta attenzione negli ultimi mesi presso il Lander control Center (LCC) che ha sede a Colonia”.

“Questo software – conclude Salatti - è stato progettato per permettere a Philae di operare nell'ambiente inospitale del nucleo della cometa”.In questo modo si conclude la prima fase di commissioning del lander e Philae verrà spento nuovamente. Altri tre blocchi di istruzioni verranno inviate a bordo del lander nei prossimi giorni con il fine di verificare lo stato di salute dei 10 strumenti scientifici e dei sottosistemi che lo compongono.

La fase di commissioning si concluderà il 23 aprile prossimo. Le prime osservazioni scientifiche di Philae saranno svolte a partire da agosto 2014, durante la fase finale di avvicinamento alla cometa da parte della sonda madre Rosetta.

Nel frattempo si sono ‘svegliati’ altri due strumenti. Ieri è toccato a GIADA, realizzato da un consorzio guidato dall’Università di Napoli “Parthenope” e da INAF, incaricato di misurare numero, massa, quantità di moto e distribuzione di velocità dei grani di polvere emessi dal nucleo della cometa P67/Chueyumov-Gerasimenko.

Qualche giorno fa, invece, è toccato ad OSIRIS, la Optical, Spectroscopic and Infrared Remote Imaging System, sviluppata sotto la leadership del  Max-Planck-Institut con una forte partecipazione italiana (il responsabile scientifico è il professor Holger Sierks, dell'MPS).

L’Agenzia Spaziale Europea ha diffuso ieri le primissime immagini della cometa ‘scattate’ il 20 e il 21 marzo scorso, a 5 milioni di km di distanza dal ‘soggetto’, dalle due ‘camere’ di bordo su Osiris: la NAC e la WAC (quest'ultima, la 'Wide Angle Camera', sviluppata dall'Università di Padova su finanziamento dell'Agenzia Spaziale Italiana).

Qui a sinistra, e in allegato in più alta risoluzione, è visibile proprio il primo 'scatto' della cometa, effettuato dalla camera ad 'ampio campo' italiana, la WAC (Copyright immagini: ESA2014-MPS OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/SSO/INTA/UPM/DASP/IDA).

"L'immagine presa con la Wide Angle Camera di Osiris - spiega il professor Cesare Barbieri,  ordinario di Astronomia dell'Università di Padova e responsabile scientifico dello strumento - copre un'area di cielo di circa 5x5 gradi ed è stata ottenuta componendo tre immagini in diversi filtri in modo da evidenziare il colore rossastro delle stelle e dello sfondo. In effetti questa zona di cielo comprende nubi di gas e polvere in direzione della costellazione dell'Ofiuco.  Il quadratino bianco - conclude Barbieri - è coperto a alta risoluzione spaziale dalla immagine della Narrow Angle Camera , su cui è ben evidente l'ammasso globulare M 107".