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Asteroide doppio cercasi

E' l'asteroide binario Didymos l'obiettivo della missione dell'ESA AIM e del suo piccolo possibile lander. Uno degli obiettivi è la ricerca di tecnologie per deviare asteroidi in collisione con la Terra

Immaginatevi una valigetta da viaggio lasciata sulla Piramide di Cheope a Giza: avrete un’idea sulle dimensioni sia del micro-landerche dell’asteroide su cui vorrebbe farlo posare l’ESA, l’Agenzia spaziale europea. Il trolley spaziale sarebbe appunto una piccola sonda da mettere nella stiva della Asteroid Impact Mission (AIM) per poi farla atterrare – o asteroidare, se preferite – sul più piccolo dei due corpi che compongono il sistema binario Didymos, target sia della missione AIM che del “proiettile” statunitense DART della NASA: un’impresa racchiusa nell’etichetta comune Asteroid Impact and Deflection Assessment (AIDA).

 

Il lander, denominato MASCOT-2 (Mobile Asteroid Surface Scout-2), è attualmente in fase di studio al Centro aerospaziale tedesco DLR, in attesa del definitivo via libera per la missione AIM. Una decisione che verrà presa a fine 2016, con eventuale lancio nel 2020 e arrivo a Didymos nel 2022. Nel frattempo, il suo fratellino MASCOT-1 sta già viaggiando a bordo della sonda giapponese Hayabusa 2, partita il 3 dicembre 2014 per incontrare il suo spasimato asteroide 162173 Ryugu nel 2018.

 

Come il suo predecessore, MASCOT-2 porterà a bordo una fotocamera grandangolare e un radiometro per un esame ravvicinato della superficie. In aggiunta, sarà equipaggiato anche con un accelerometro e un radar a bassa frequenza per studiare l’interno dell’asteroide. I pannelli solari dovrebbero poi fornire a MASCOT-2 una vita operativa di almeno tre mesi, ben più lunga delle 12 ore concesse dalle batterie di MASCOT-1.

 

Uno degli scopi principali della missione congiunta AIDA è quello di mettere alla prova delle tecnologie utili a deviare un asteroide in rotta di collisione verso la Terra. L’osservazione degli asteroidi e il controllo delle loro traiettorie sta infatti amplificandosi con il miglioramento delle tecnologie, che permettono di osservare oggetti sempre più piccoli e calcolarne la traiettoria con sempre maggiore precisione. E anche in Italia è nato un centro di raccolta dati, come spiega Claudio Portelli, Responsabile ASI per i detriti spaziali e il controllo degli asteroidi: “Il centro europeo di raccolta e processamento dei dati osservati sui Near Earth Object è ormai operativo all’ESRIN. Il NEO Data Centre si è aggiunto al famoso Minor Planet Centre USA duplicandone alcune funzioni”. “L’Italia - continua Portelli - ha un’eccellenza a Pisa che andava tenuta in debito conto: quella di ricostruire le traiettorie degli asteroidi a partire dalle cosiddette ‘traccie’ registrate con telescopi che osservano il cielo notturno”.