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ARM e ‘Journey to Mars’

Un report della NASA cerca di fare il punto sulla Asteroid Redirect Mission (ARM) programmata per il 2020

La Journey to Mars della NASA passa prima per gli asteroidi. E un indagine della agenzia americana cerca di dare delle prime risposte su questa missione che ha riscontrato un certo scetticismo. Si tratta di un corposo report di 130 pagine con cui il Formulation Assessment and Support Team (FAST), che ha riunito 18 scienziati ed esperti delle maggiori istituzioni scientifiche degli USA, ha voluto fornire degli input e pareri tempestivi per quella che dovrebbe essere la futura destinazione dell’esplorazione umana dello spazio.

 

La Asteroid Redirect Mission (ARM) dell’agenzia americana permetterà di studiare un asteroide in maniera unica, esaminando la sua composizione e la possibilità di sfruttare le sue risorse minerarie e non. Si suddivide in due fasi: la Asteroid Redirect Robotic Mission (ARRM) e la Asteroid Redirect Crewed Mission (ARCM). Nel 2020 una navicella robotizzata catturerà un grande masso su asteroide e lo inserirà in orbita cislunare, permettendo intorno al 2025 ai primi astronauti americani di visitare questo piccolo corpo celeste.

 

Il report dell’agenzia USA propone anche risposte specifiche sulla progettazione della navicella e sulla cattura del piccolo asteroide. La prima parte della missione, che è prevista per il tardo 2020, ha ancora ampi margini di indeterminatezza. Lo scorso gennaio la NASA ha aperto una call all’industria americana chiedendo di fornire idee su un veicolo robotico avanzato a propulsione elettrica da usare per la ARRM. Restano, quindi, i dubbi dal punto di vista tecnologico e di tempistica.

 

In questo studio è stato inoltre individuato un potenziale candidato per la ARRM: si tratta di un NEO (Near Earth Object) denominato 2008 EV5, che misura circa 400 metri di diametro e si trova ad 1AU di distanza. Ritenuto ricco di carbonio e di idrogeno, questo NEO offrirebbe grandi massi, di circa 20 tonnellate, che possono essere catturati e immessi in orbita intorno alla Luna in tempi relativamente veloci: tra la prima parte della missione e il lancio ‘manned’ non dovrebbero passare più di 5 anni.

 

“Abbiamo ricevuto risposte molto esaurienti a tutte le domande che abbiamo posto al FAST” spiega  Michele Gates, ARM program director. “Le conclusioni tratte da questa indagine sono state di grande aiuto. Stiamo sviluppando i requisiti e il design dei sistemi della navicella robotica. Abbiamo imparato molto riguardo le caratteristiche dell’asteroide, decisive per lo sviluppo del sistema di cattura che lo raccoglierà.”

 

In questo tipo di missione, che riguarda la cattura, la visita e lo studio di un asteroide, il nostro Paese può fornire grandi competenze. Non solo dal punto di vista scientifico, ma anche dal punto di vista tecnologico. L’Italia ha infatti acquisito competenze tecnologiche di grande rilievo: dalla trivellazione (Rosetta, ExoMars 2018), all’analisi chimica del terreno, fino allo sviluppo di telecamere, sensori e altri strumenti scientifici.

 

La prospettiva di una missione multi-purpose come quella su un asteroide ha dunque molti aspetti allettanti. Infatti può permettere lo sfruttamento delle risorse dell’asteroide non solo per motivi scientifici ma anche commerciali. Inoltre può consentire lo sfruttamento in situ dei materiali presenti sul corpo celeste, come ossigeno e altri elementi. Infine, una missione su un asteroide può aiutare a concepire meglio un piano per la deviazione di un eventuale NEO in collisione con la Terra (basti pensare a Chelyabinsk).